Quando nello scorcio panoramico che meglio simboleggia un luogo campeggia Qualcosa che assomiglia a una poltrona, si potrebbe dubitare che i suoi abitanti siano dediti a una vita rilassata e non troppo dinamica.
Ma il "Caregon del padreterno" , cioè il trono di Dio e in realtà un grande anfiteatro di roccia che si apre sulla parete orientale del Monte Pelmo, la magnifica vetta delle Dolomiti Venete che domina la Val di Zoldo, fronteggiando la sfilata di guglie e pinnacoli Del Civetta.
Secondo la leggenda, la sontuosa seduta fu modellata dal Signore per riposarsi dopo aver creato le Dolomiti. E' invece storia l'operosità che ha sempre contraddistinto il popolo Zoldano, affermatisi nei secoli nei più disparati ambiti produttivi e artistici. Ed è proprio la secolare stratificazione di arti e mestieri che assicura oggi, a chi da Longarone risale il corso del Torrente Maè, alcune esperienze sorprendenti.
A rapire lo sguardo sono in primo luogo i Tabià, cioè le architetture tradizionali che punteggiano le frazioni del comune spaccio di Val di Zoldo virgole che dal 2016 riunisce nel Alta Valle località di Forno di Zoldo e Zoldo Alto con capoluogo Fusine.
Praticamente sono edifici rurali, perlopiù vieni lì con la stalla al piano terra che si fanno notare rispetto ai cugini di tante altre vallate Alpine per dimensioni ed eleganza. Non sono rari quelli a tre piani,alcuni ne hanno quattro,con i livelli superiori spesso più larghi.
Le facciate Sono caratterizzate da ampie finestre, che servivano a mantenere areato il pieno e da raffinate decorazioni in legno a traforo che rendono ogni tabià diverso dagli altri.