La corrente che passa nei fili - 2° parte

Words
439
Reading
2 min
Listen
Play
4y


Immagine CC0 creative commons

Ho sempre avuto una certa paura e diffidenza nei confronti della corrente, quella che comunemente viene chiamata scossa, sin da piccolo mi avevano avvertito che non si dovevano infilare oggetti o le dita nelle prese elettriche perché si poteva addirittura morire, ed llio effettivamente mi ero tenuto sempre alla larga da questi potenziali pericoli, tranne un giorno, verso i miei 10 anni, quando per gioco volevamo indovinare la lunghezza di diversi oggetti, tra cui una presa di corrente, dove era infilata una multipla, purtroppo non ci accorgemmo, io e il mio amico, che c'era un pezzettino di metallo esposto, in quella multipla, per cui toccando prendemmo la scossa sia io, sia lui, non fu una bella esperienza, perché alcuni di voi sapranno che la tensione 380, quella industriale, ti dà la botta forte ma ti fa saltare via, mentre la 220 è, in un certo senso, più vigliacca, perché ti tiene come attaccato, ricordo perfettamente che diedi come una spallata al mio amico, per farlo staccare da quella multipla...

Un elettricista, logicamente, con la corrente ha a che fare, anzi, si può tranquillamente dire che è strettamente correlata con la sua professione, io non sono mai stato un vero e proprio elettricista, mio fratello sì, eccome se lo era, conosceva molto bene il suo lavoro, questo non vuol dire che lui, finché è vissuto, non abbia mai preso la scossa, bensì che lavorava, in relativa sicurezza, spesso sotto tensione, cioè installando gli apparecchi senza staccare la corrente, a volte era indispensabile, per motivi che non ricordo bene, eseguire il lavoro con la corrente attaccata...

Dai 12 anni in poi, fino ai miei 23 anni, sono andato tantissime volte a lavorare con mio fratello, in qualità di suo assistente, a volte nelle case da ristrutturare, a volte sui tetti a montare le antenne, a volte a infilare i fili negli appartamenti nuovi, dai 14 anni in poi il mio affiancamento divenne, più o meno, ufficiale, nel senso che avendo raggiunto l'età minima per lavorare, non era più un problema giustificare, eventualmente, la mia presenza al suo fianco...

L'estate del 1980 fu la prima per me lavorativa al 100%, domenica e sabato pomeriggio normalmente di riposo, anche se ogni tanto capitava un'emergenza, certi giorni si arrivava anche a sera, se le necessità lo richiedevano, ricordo alcune giornate, in particolar modo quelle passate a montare le antenne, in cui il lavoro andava di traverso, erano anni in cui i segnali dei ripetitori delle varie emittenti non erano proprio distribuiti capillarmente sul territorio, per cui con uno strumento particolare c'era davvero da sudare, per far quadrare il tutto...

Continua...

La corrente che passa nei fili - 2° parte | Ecency