Fuoriposto - 55° puntata

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Immagine CC0 creative commons

Quella notte finì, per lasciare il posto a un corto ma ristoratore sonno, durato sì e no un paio di ore, dopo le quali con calma facemmo colazione insieme, un senso di malinconia mi prese, non ricordo bene per quale motivo, forse sì, probabilmente l'avvenuta consapevolezza che quella era, per quanto profonda, un'amicizia, che inizia sempre per am ma non è amore, che è una parola più corta, più decisa, più precisa, più penetrante, più intima, per cui c'era quest'amarezza di fondo, latente, l'unica cosa che mi piacque, di quel risveglio, è che per una volta nella vita avevo montato perfettamente una maschera, che impediva, o almeno credevo e pensavo, di vedere il mio reale umore e quello che effettivamente di stava passando per la testa...

Rientrai a casa, velocità meno sostenuta, più tranquilla, non c'era bisogno di viaggiare spediti, non c'era più nulla da scoprire, anche se in cuor mio speravo diversamente, ma laggiù, in fondo in fondo, lo sapevo, che potevo finire così, che saremmo rimasti amici, grandi amici ma amici, questa è stata una costante della mia vita, e, per certi versi, vaffanculo anche all'amicizia e a chi l'ha inventata, ma amici un pezzettino e un pezzettino d'amore no??

Chiudendo questa divagazione, che per certi versi ha fatto male e continua farlo, per altri casi e altre situazioni, continuai a sentirmi telefonicamente con lei, per relazioni commerciali e altro, ogni tanto ci si confidava, ogni tanto ci si parlava un po' più in profondità, terminato il mio rapporto lavorativo con quell'azienda, progressivamente i nostri contatti si diradarono, non era ancora il tempo dei primi cellulari, della loro diffusione più o meno di massa, ancor meno era il momento dei servizi di messaggistica, per cui ci perdemmo (chissà cosa starà facendo ora, che vita avrà vissuto, sarebbe una di quelle storie da C'è posta per te), anche per mutate situazioni personali, ma non avanziamo troppo, semplicemente chiudo quel capitolo con quella determinata persona, che rimarrà nel mio cuore, e forse un giorno, se qualcosa di specifico cambierà nuovamente nella mia vita, andrò a ricercare, così, solamente per farle un saluto, come 35 anni fa (cazzo se il tempo passa, oggi è il giorno dei vaffanculo, e allora vaffanculo anche al tempo che passa...).

Prima della chiusura di quell'estate ci fu un altro episodio, giusto giusto per rispolverare il titolo di questa serie di puntate (fuoriposto), in cui fui, più o meno, volontario o involontario protagonista, la vita è anche questo, quello che sto per raccontarvi, è un suo aspetto, liberi di condividerlo o meno (io lo capisco ma lascia un grandissimo amaro in bocca), e veniamo a questi nuovi fatti, almeno accennandoli...

Poco prima delle ferie ferragostiane, mi arrivò una telefonata in ufficio, un mio amico, un compagno di classe delle scuole superiori, uno di quello che cui avevo legato maggiormente, che faceva parte di quel mini-circolo di giocatori di poker, quello tradizionale a 5 carte, ogni mesetto ci si vedeva, eravamo 6-7 in tutto, quando raggiungevamo le 4, al massimo 5 persone ci si riuniva e si giocava, a casa di uno o dell'altro, si perdevano cifre che ci si poteva permettere di perdere, si parlava di 20, 30, 40 mila lire quando la serata era storta a baghina, quando ti diceva male dalla 1° all'ultima mano, ma cosa voleva da me il mio amico, per cercarmi sul lavoro?

Non era per invitarmi all'ennesima partita a poker, sentivo che ci girava intorno, che non arrivava al vero punto della chiamata, per cui andai diretto...

"Insomma, che cazzo mi devi dire?!?!"

Continua...

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