Un killer silenzioso

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Con il termine asbesto o più comunemente amianto, è indicata la forma fibrosa di alcuni materiali che in passato per anni sono stati sfruttati per le loro peculiari caratteristiche fisico-chimiche; infatti, l'amianto è virtualmente indistruttibile: resiste al fuoco, al calore, agli agenti chimici, a quelli biologici, all'abrasione e all'usura. L’amianto è talmente flessibile che può essere filato o tessuto, tuttavia ha una elevatissima resistenza alla trazione, inoltre ha ottime capacità fonoassorbenti ed è un buon isolante elettrico. I materiali contenenti amianto sono materiali compositi cioè formati da quantità variabili di fibre di amianto generalmente mescolate a sostanze o a materiali leganti (cemento, materiali plastici, collanti, vernici, ecc.) costituenti la matrice. Oggi è ormai risaputo che l’amianto è un killer silenzioso, ma la sua nocività è nota da oltre un secolo. Negli Anni Venti la comunità medica individuò uno stato fibrotico del polmone, simile alla silicosi, in conseguenza all’esposizione dell'amianto. I primi studi, sul potenziale cancerogeno delle fibre di cui è composto, risalgono agli Anni Cinquanta. Le fibre d’amianto hanno la caratteristica di dividersi longitudinalmente in elementi lunghi e sottilissimi, non visibili ad occhio nudo le “fibrille”. Le fibrille sono estremamente resistenti al calore e molto robuste e se inalate si depositano nei polmoni dove possono creare gravi problemi alla salute. Quella che viene considerata come una fibra di amianto (1300 volte più sottile di un capello umano) in realtà è costituita da un agglomerato d migliaia di fibre che, se sottoposta a sollecitazioni, può scomporsi e rilasciare fibre singole. Tale peculiarità se da un lato impartisce le caratteristiche tipiche dell’amianto, dall’altro lo rende pericoloso perché sono proprio le singole fibre rilasciate le responsabili delle patologie conosciute. La prima vera presa di coscienza sulla nocività dell’asbesto arrivò dagli Stati Uniti quando tra gli anni Sessanta e la fine degli anni Ottanta, era venuta al pettine la massiccia esposizione all’amianto subita soprattutto durante la Seconda guerra mondiale, specie tra gli operai dei cantieri navali dove venivano costruite portaerei e corazzate. Tutt’oggi in Italia muoiono circa seimila persone all’anno (fonte ONA, l’associazione di categoria delle vittime dell’amianto) a causa dell’esposizione alla fibra killer.


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Non esiste una soglia di rischio al di sotto della quale la concentrazione di fibre di amianto nell'aria non sia pericolosa; teoricamente l'inalazione anche di una sola fibra può causare malattie asbesto correlate (placche pleuriche; asbestosi; cancro polmonare; mesotelioma), tuttavia, un'esposizione prolungata nel tempo o ad elevate quantità aumenta esponenzialmente le probabilità di contrare malattie. Anche dopo decenni dall'esposizione (le malattie causate dall’amianto hanno un tempo medio di latenza dai dieci a quaranta anni) quindi si trovano segni dell'amianto nel tessuto polmonare e pleurico ed è stato dimostrato che una parte dell'asbesto respirato non viene espulso e resta intrappolato per sempre nei polmoni. La friabilità dell’amianto con conseguente rilascio di fibre cancerogene è stata definita secondo il Decreto del Ministero della Sanità del 6 settembre 1994 , relativo all'amianto negli edifici, dove si definiscono friabili i materiali che possono essere facilmente sbriciolati o ridotti in polvere con la semplice pressione manuale, mentre sono considerati compatti i materiali duri che possono essere sbriciolati o ridotti in polvere solo con l'impiego di attrezzi meccanici. L’amianto diviene pericoloso se la matrice che lo contiene viene danneggiata, liberando così le fibre nell’ambiente. La friabilità dipende dalla tipologia della matrice. I materiali in matrice cementizia sono duri e compatti e rilasciano fibre con estrema difficoltà; viceversa, i materiali applicati a spruzzo sono estremamente friabili e quindi di gran lunga più pericolosi. Le fibre di asbesto presenti nell’aria delle aree abitate derivano principalmente dal deterioramento dei prodotti di origine umana ed in parte dallo sgretolamento dei depositi naturali. Queste fibre sono estremamente resistenti e non vengono degradate da altri composti che possono essere presenti nell’atmosfera; per questi motivi, una volta liberate nell’ambiente, vi possono permanere per decenni. Le fibre e le particelle più piccole sono quelle più pericolose: una volta sospese nell’aria possono rimanervi per molto tempo e venire così trasportate dal vento per lunghe distanze prima di depositarsi. Praticamente ogni campione di aria contiene una certa quantità di asbesto, solitamente a concentrazioni che si presume non siano particolarmente pericolose per la salute. L’80% della produzione mondiale di amianto ha trovato impiego in edilizia, soprattutto sotto forma di cemento-amianto e per questo motivo che nonostante l’amianto sia ormai una sostanza proibita da oltre vent’anni, non è inusuale che nelle case e negli edifici costruiti prima della sua messa a bando ci siano ancora quantità elevate di questo elemento (intonaco, guarnizioni delle stufe, pannelli, coibentazione tubi, rivestimento di camini, elettrodomestici, tubazioni idriche, materiali Isolanti, lastre di copertura, canne fumarie, serbatoi idrici); per questo motivo occorre mettere in sicurezza i manufatti in amianto il prima possibile ed evitare che, con il passare del tempo, la sua fibra si sfaldi rilasciando nell’aria particelle pericolose. L'amianto che ci si presenta a noi può essere di natura friabile (la più pericolosa, nelle tubazioni o rivestimenti a spruzzo) o compatta (la più frequente nelle coperture e canne fumarie, nelle condutture, nei cassoni per la raccolta di acqua potabile o all'interno dei pavimenti vinilici il cosiddetto linoleum), ma meno pericoloso, perché le fibre sono inglobate in un materiale che le trattiene all'interno impedendo la dispersione in aria e non rappresenta un rischio se rimane integro, ma diventa pericoloso se è in cattivo stato di conservazione, sottoposto ad agenti atmosferici, usurato o rotto. Nel caso di tetti in eternit (le lastre piane o ondulate di cemento amianto impiegate in edilizia per le coperture), sono costituite di materiale non friabile di notevole durata, ma la pioggia (normalmente acida) sgretola il cemento e perciò con il tempo permette il rilascio di fibre libere nell'aria.


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L'impiego dell'amianto è fuori legge in Italia dal 1992. La legge n. 257 del 1992 , oltre a stabilire termini e procedure per la dismissione delle attività inerenti all’estrazione e la lavorazione dell'asbesto, è stata anche la prima ad occuparsi anche dei lavoratori esposti all'amianto. Sulla base di quanto esposto in precedenza, sappiamo che le fibre di amianto sono pericolose quando vengono respirate e raggiungono gli alveoli polmonari. Ne consegue che non esiste per l’amianto una distanza di sicurezza perché in realtà in sé l’amianto non è pericoloso se si conserva allo stato solido. Ciò che è nocivo per la salute dell’uomo è la polvere di amianto e le microfibre delle sue particelle che se respirate sono cancerogene.


Approfondimenti e fonti:
Asbesto
Osservatorio amianto
La giornata mondiale per le vittime dell’amianto si celebra il 28 aprile di ogni anno per ricordare le morti procurate dall’utilizzo di questo materiale.
Vittime del dovere ed amianto L’art. 20 del D.Lgs. 183/10


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