Buongiorno SteemIt.
È un po’ che non scrivo, e me ne scuso, ma quello di oggi non sarà un post profondo, informativo o particolarmente innovativo. Sarà, semplicemente, un post celebrativo per lasciare impresso nella blockchain il ricordo di quando, l’altro ieri, sono ufficialmente invecchiata.
Ebbene sì, lo scorso 8 maggio ho compiuto 31 anni e nonostante tutto non me ne sento ancora più di almeno 30 e mezzo. 30 e tre quarti, al massimo. Scherzi a parte, in realtà al numero non bado nemmeno troppo se non quando penso al fatto che sarebbe anche ora di mettere la testa a posto e sistemarsi, per non finire ad essere una sposa troppo vecchia e non potermi permettere un vestito sufficientemente sfarzoso. Però compiere gli anni mi piace sempre un sacco.
Fatto sta che in previsione di questo fausto giorno mi si prospettava una giornatina di 10 ore in ufficio, con uscita alle 18.30, e mio moroso in turno di notte, con inizio alle 19.30. Non il massimo del godimento. Perciò ho fatto ciò che ogni buon dipendente fa ed ho annunciato al mio datore di lavoro che martedì 8 maggio avrei donato il sangue, guadagnandomi l’intero giorno di permesso. D’altra parte, la settimana scorsa mi era talmente piaciuto stare a casa martedì che non c’era motivo di non ripetere l’esperienza.
Immagine personale, modificata con Instagram
E dunque eccomi qui, intenta a compiere il mio dovere sociale. Per una volta, non solo per la colazione offerta (più che altro perché, essendo a dieta, non potevo nemmeno godermela più di tanto).
Ovviamente, per celebrare adeguatamente oltre all’età che avanza anche la mia ben nota pigrizia mattutina, mi ero ben guardata dal presentarmi troppo presto al Centro Prelievi. Infatti sono stata l’ultima della giornata, ma almeno sono stata confortata dal cartello che invitava i non prenotati a presentarsi dopo le 10. Che pigrizia previdente!
Nel frattempo, l’uomo mi attendeva in macchina. Il programma della giornata, infatti, prevedeva un romantico giro sui Colli Euganei... per andare a recuperare la moto che avevo danneggiato nel corso del precedente romantico giro dei Colli Euganei, una settimana prima.
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Sia detto che ho preso la patente della moto solo lo scorso 12 aprile e quella era stata la mia prima gita su due ruote. Me l’ero anche cavata più che egregiamente in autostrada, su e giù per i tornanti, mescolandoci per un po’ ad un motoraduno che procedeva compatto ed anche zigzagando per il traffico attorno alle mura di Este. Fino a che, sopra Arquà Petrarca, su di una salita particolarmente ripida, il motore mi ha abbandonata, ingolfandosi. Ovviamente la moto mi è pure caduta, ma sembravamo entrambe illese e l’unico problema è stato rialzarla e metterla sufficientemente in piano da poter cercare di farla ripartire. Impresa per me vana, risolta infine dal mio valente Cavaliere dalla Marmitta Scintillante che, cresciuto a Trieste, ha semplicemente girato la moto lasciando che la discesa convincesse il motore a ripartire.
Siamo quindi ripartiti raggiungendo gli amici che ci facevano da apristrada. Purtroppo, nemmeno 10 minuti più tardi, accortosi di aver sbagliato a girare, il nostro capofila sceglieva di accostarsi su un’aiuola di sassi abbastanza dissestata a bordo della stretta strada collinare che stavamo percorrendo. Cercando di fermarmi in modo da non stargli troppo vicino, lasciarmi spazio di manovra per girarmi e lasciare abbastanza spazio anche al moroso che mi seguiva, ho incastrato la ruota in una canaletta di scolo, perso di nuovo l’equilibro e, considerato che mi era già andata liscia poco prima e anche quando mi era caduta la moto della scuola guida, ho preferito preservare gambe e schiena, scostarmi e lascare che la moto poggiasse a terra. Dove ad attenderla c’era un sasso. Che ovviamente ha sbattuto esattamente contro la coppa dell’olio.
Morale della favola, la moto è rimasta per una settimana nel parcheggio del ristorante più vicino, in attesa che trovassimo il pezzo di ricambio ed avessimo tempo di tornare a sistemarla.
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Il pezzo non è ancora arrivato, ma avendo entrambi la giornata libera era meglio quantomeno riportare la povera infortunata a casa, piuttosto che lasciarla esposta alla pubblica fede in cima ad un monte, nel mezzo della campagna, ad otre 40 minuti da casa. E dunque, armati di colla ipossidica, abbiamo rintracciato monte, strada e ristorante e ci siamo rimboccati le maniche.
Foto personale
Laddove per “ci” intendo, ovviamente, che il mio Meccanico di Fiducia si è messo prontamente all’opera. Io mi sono limitata a svitare due viti, tornare in macchina a prendere il diluente, scattare la foto e ritappare la colla. Il tutto non senza l’occasionale giramento di testa quando mi piegavo e alzavo troppo in fretta.
Spalmata l’ipossidica c’era da aspettare che asciugasse, l’ora si era fatta tarda, la mia donazione reclamava un adeguato e concreto recupero e il ristorante a cui avevamo affidato il mezzo era chiuso. Siamo quindi ripartiti in esplorazione della zona per trovare qualcuno disposto a nutrirci, trovandolo infine in centro ad Arquà, nel piccolo ma accogliente
Ristorante Pizzeria San Marco, dove
abbiamo degustato un eccellente prosciutto di Montagnana, dei buoni bigoli al ragù d’anatra ed una validissima grigliata di maiale. La carne era tutta di produzione locale, perciò agli appassionati de genere posso confermare che sui Colli Euganei si trovano proprio dei gran maiali.
Foto personale
Convincere la moto a ripartire è stata un’altra passione. La batteria non ne voleva sapere. Dopo spinte, trascinamenti, tentativi di discesa e, infine, un tentativo di traino finito con una caviglia dolorante, un’altra scalfittura della coppa dell’olio ed un moncone di corda in faccia, la moto è fortunatamente ripartita ma è stato decretato che come uomo sono ancora abbastanza carente. Ovviamente, nè la caviglia nè la faccia erano mie: io ero quella che guidava la macchina e che ha dato uno strattone di troppo alla corda di traino.
Provati da cotante emozioni, dal dissanguamento (io) e da una certa misura di sonno arretrato (lui), ci siamo infine diretti verso casa, dove la moto è arrivata sana e salva ma reclamando un ultimo sacrificio: la scarpa destra dell'autista, giunta a destinazione imbevuta d’olio motore. Ancora una volta non si trattava, comunque, della mia scarpa.
La sostituzione del pezzo dovrà in ogni caso attendere e nel mentre la moto resterà a riposo. Il che è un vero peccato, considerando che il mio regalo di compleanno (già precedentemente acquistato ma tenuto a me debitamente segreto fino al giorno giusto) era un nuovo tubo di scarico. E se siete donne e vi state immaginando la vostra faccia nell’aprire un regalo e trovarci un pezzo di un qualche mezzo di locomozione, sì, è stato anche il mio primo pensiero... ma in effetti ho apprezzato moltissimo il pensiero e, come amante di tutte le cose luccicose, ammetto che una volta montato fa decisamente la sua porca figura.
L’apertura del regalo
Foto personali
Resta la curiosità di provare la
Locanda Bel Fiore, che tanto ospitale si è dimostrata nei confronti della moto e che in quell’occasione ci aveva fatto un’ottima impressione. Quindi sicuramente prima o poi torneremo a rischiare quelle strade.
Ristorati da un buon sigaro cubano e dall’ultimo episodio della seconda stagione di Una Serie di Sfortunati Eventi, eravamo pronti a tornare in azione. L’uomo verso il suo turno di notte, io verso una conviviale del mio Club, nella quale avevo coinvolto anche i miei genitori con la scusa del tema lirico, grande passione di tutta la famiglia. La serata è stata eccellente, prima di tutto grazie al relatore, il tenore opitergino Miro Solman, che ci ha deliziato con la narrazione dell’opera Il Trovatore in programma per quest’estate nella rassegna lirica di Oderzo, ma soprattutto per la meravigliosa sorpresa della torta che il Club aveva fatto preparare per festeggiarmi!
Foto personale
E così la serata si è conclusa nel migliore dei modi. La torta era pure buonissima, cosa non scontata in queste circostanze, quando il pandispagna è sempre dietro l’angolo. E il pandospagna, è risaputo, è inutile e meschino. E invece siamo stati deliziati da una gradevolissima millefoglie con gocce di cioccolato, decisamente più godibile.
L’apoteosi, peraltro, è stata al ritorno a casa, quando ho avuto il privilegio di addormentarmi accanto a questo maschione.
Foto personale
Menzione d’onore speciale per le mie colleghe e il loro fantastico bigliettino. Io ho ricambiato con dei muffin al doppio cioccolato che avrei voluto fotografare ma sono stati spazzolati... fortuna che mi sembrava non fossero usciti neanche troppo bene
Foto personale
E ora, via verso i 32!
Cosa racconterò, a un anno da oggi?