Capitolo 4

ienzi(35)
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Sono in piedi in cima ad una montagna. Il mio respiro emette sbuffi di vapore fa molto freddo ma non sento nulla. Sopra di me un cielo azzurro intenso senza la traccia di una nuvola. Guardando in lontananza si vede il mare di un blu scuro, avvicinando lo guardo si vede una lunga distesa pianeggiante ed in fine si nota dove inizia la montagna sulla quale mi trovo. Vi è un silenzio totale. Sento solo il battito del mio cuore e il rumore del mio respiro. Lentamente il cielo all’orizzonte dove si incontra con il mare, incomincia a cambiare colore.
Da azzurro a rosso a marrone a nero e si estende verso di me. Quasi contemporaneamente il mare sempre all’orizzonte incomincia a fare una spessa schiuma bianca, sembra come se iniziasse a bollire, anche questa schiuma si propaga nella mia direzione.
La terra sotto di me comincia a tremare, prima lentamente poi sempre più forte.
Il nero de cielo si avvicina, la schiuma si avvicina la terra trema sempre di più, la montagna incomincia a sgretolarsi a stento riesco a stare in piedi.
In breve tempo il nero è su di me’ la schiuma è ai piedi della montagna la quale trema violentemente. Una crepa si apre sotto i miei piedi, la vedo che si allarga sempre di più fino a quando la montagna si spacca in due. Cerco di fare di tutto per non cadere mi afferro al margine della crepa, mi rendo subito conto che non ho scampo, le forze mi abbandonano e precipito giù nella voragine. Un salto nel buio, sono terrorizzato , nonostante ci provi non riesco a urlare. La caduta sembra non finire mai, poi un tonfo.
Con un sobbalzo mi alzo, guardo intorno, la mia poltrona, la mia televisione. Ci è voluto qualche secondo per realizzare che sono nel mio appartamento. Guardo l’orologio e sono le 5.00.
Suonano alla porta. In stato confusionale mi dirigo allo spioncino e con stupore vedo che è mia nonna, apro e lei è di nuovo li, stessi vestiti stesso sguardo.

  • Che fai? Non vuoi farmi entrare? –
    Sono in uno stato confusionale. Non capisco se tutto quello che mi è accaduto sia vero o solo un brutto sogno.
    Mi scosto di lato poco prima che nonna ci provi lei con il suo bastone da passeggio. La guardo mentre entra, ha un sorriso divertito. Si dirige verso la poltrona del nonno e ci si siede.
    Il sorriso che aveva entrando ora è svanito. Ora à una espressione triste. Mi e mi dice:
  • Sai, nonno non voleva che nessuno si sedesse sulla sua poltrona. Non so il perché. Pensa che una volta per fargli un dispetto mi sono fatta trovare seduta quando rientrava dal lavoro. Non mi ha detto niente. Si è avvicinato mi ha preso le mano e con gentilezza mi ha invitato ad alzarmi. Non mi ha rivolto la parola per un paio di settimane. Era molto geloso della sua poltrona.
    Mi manca molto. –
    Si sistema per essere comoda e mi fa un gesto per farmi avvicinare. Prendo una sedia e mi sistemo davanti a lei. Mi prende le mani e mi fa un dolce sorriso. Per qualche secondo rimaniamo in silenzio. Poi mi dice:
  • Raccontami cosa ti è accaduto dopo che ti ho lasciato alle rocce.-
    A quella richiesta mi rendo conto che tutto quello che è accaduto è vero. Per un attimo ho sperato che non lo fosse. Gli ho raccontato tutto, da come ho provato ad andarmene ma ritornavo sempre li. Che mi sono addormentato sulla roccia e al sogno che ho fatto. Tutto nei minimi dettagli. Al termine gli ho fatto una sola domanda.
  • Come ho fatto a tornare a casa ? –
  • Ora tu e la montagna siete uniti. Lei ti vede, ti sente e sa quello che pensi. Il suo potere ora è anche il tuo. –
  • Che potere? –
  • Non un potere, ma diversi. Come ti ho già detto oltre la montagna c’è la terra, il cielo e il mare. Ognuno di loro è legato ad una persona. Il vostro compito è mantenere l’equilibrio. Altrimenti il caos prende il sopravvento. Il sogno che hai fatto non è nient’altro che una visione che la montagna ti ha voluto far vedere. È lei che ti ha riportato a casa. –
    Poi continua con :
  • Mi spiace per te. Ma la visone è chiare. C’è qualcosa che non va. Come ormai penso che hai capito. Qual cosa minaccia l’equilibrio. Ora tocca a te scoprire cosa e mettere le cose apposto.-
  • Come faccio a sapere cosa o chi minaccia sto equilibrio? –
  • Questo lo devi scoprire tu. Ora il mio tempo è terminato. Prima di andare ti posso dare un consiglio. Anche se una cosa o un fatto che noti ti sembra strano, non cercare di ignorarlo. Segui il tuo istinto e ricorda che non sei solo.-
    Si alza dalla poltrona e noto che ora fa più fatica ad alzarsi. Sembra che tutte le energie che aveva ora non le ha più. Ci scambiamo uno sguardo, si dirige alla porta e senza neanche salutarmi apre e esce chiudendosela alle spalle. Sarà passato solo un paio di secondi che mi alzo e vado a riaprire. Non capisco come sia possibile ma nonna non c’è. Richiudo lentamente. Ora sono ancora più confuso. Un sacco di domande mi frullano nella testa. Come ha fatto a sparire? Dove è andata? Cosa devo fare? Dove devo andare? Come faccio a sistemare l’equilibrio?
    Mi metto seduto sulla poltrona e mi porto le mani alla testa. Tutta questa responsabilità su di me mi fa stare male. Penso a tutto quello che mi ha detto la nonna. Penso e ripenso ma niente. Mi convinco che non sono la persona giusta. Sono passate ormai un paio di ore. Non ho nessuna voglia di restare chiuso in casa. Forse mi fa bene uscire e magari smettere di pensare.
    Fuori ormai è giorno. Per la strada il traffico aumenta con il passare dei minuti. Cammino osservando le persone che incontro. Non l’ho mai fatto prima. Ma dopo quello che mi è accaduto penso a chissà che farebbero loro se fossero al posto mio. Mi fermo ed un incrocio e aspetto che il semaforo per i pedoni diventi verde. Dal lato opposto c’è solo una vecchietta con uno di quei carrelli che sembrano una borsa con le ruote che si usa per fare la spesa. Il semaforo diventa verde ed entrambi iniziamo ad attraversare, la osservo avanzare, è vestita tutta di nero, l’unico indumento ad non essere nero è un foulard, è grigio scuro con dei pallini grigio chiaro di diverse grandezze. Lo indossa come copricapo legato sotto il mento. Quando siamo quasi uno difronte all’altro la vecchietta alza lo sguardo e mi dice:
  • La mia bambina. –
    Rimango impalato e la seguo con lo sguardo finire di attraversare e voltare a sinistra. Il suono di un clacson mi fa sobbalzare, non mi sono reso conto che il semaforo ore e verde per le auto. Correndo finisco di attraversare. Quella frase è la stessa che mi ha detto la donna del treno. Rimango impalato sul marciapiede a riflettere. Questo è un messaggio ma che significa? Cosa devo fare?
    Ricordo le parole di nonna “ Segui il tuo istinto “.
    Il mio istinto mi dice di trovare quella donna. Spero che sia ancora viva. I notiziari non hanno più dato notizie. Ora TV e giornali sono tutti in gara a chi da le notizie su di una tromba d’aria che ha letteralmente distrutto un paesino di un centinaio di abitanti. Senza pensarci troppo ritorno a casa. In uno vecchio zainetto metto un cambio e una bottiglia di acqua ed esco. Ora come faccio a raggiungere il luogo dell’incidente? La macchina non la ho, ma posso chiederla a mia sorella.
    Arrivo da Marta dopo una bella camminata di un’ora. Spero che sia in casa. Suono il campanello aspetto qualche secondo, non risponde nessuno, riprovo ancora ma niente. Chissà dov’è? Non lontano la sua auro è parcheggiata sul lato opposto della strada. Non posso fare altro che aspettare. Un po' più avanti c’è una panchina, mi siedo ad aspettare. I minuti diventano un’ora, poi due.
    Sono passate due ore e mezza in lontananza vedo una donna con i capelli fucsia camminare nella mia direzione. Quando si avvicina abbastanza riconosco che è Marta. Con quel cambio taglio e colore non l’ho riconosciuta subito. Anche lei mi vede e già a una decina di metri incomincia con le sue domande da ansiosa. Che è successo? Che ci fai qui? Stai bene?
    Non cambierà mai. Non inizia mai con un ciao ma sempre con, che è successo. Sembra che aspetti la tragedia da un momento all’altro. La rassicuro che è tutto apposto e che sto bene.
    Mi invita a salire. È tanto che non vado a casa sua.
    Marta vive sola. Ha una relazione con un suo collega da circa due anni, per ora non ha nessuna intenzione di vivere con qualcuno. Entrando noto che alcune cose sono cambiare. Mentre a me non piace avere tante cianfrusaglie per casa, lei al contrario ha un sacco di oggetti e oggettini messi tutti in ordine e ben precisi da tutte le parti. Il suo appartamento è un po' più grande del mio. Ha una sala da pranzo con una piccola cucina, un salottino, una camera e un bagno. Tutto ben pulito e ordinato.
  • Vuoi un caffè, un thè, un’aranciata? –
  • Il caffè va bene. Grazie. –
    Ho un po' di timore di chiedere se mi può dare la sua auto, da ragazzo me l’ha prestata una volta per andare a una festa con degli amici e l’ho mezza distrutta prendendo un albero. Ci provo al massimo mi dice no.
  • Marta, ti devo chiedere un favore, ho bisogno che mi presti la tua auto.-
  • Carlotta non si tocca. –
    Ha sempre avuto la mania di dare dei nomi alle auto.
  • Ti giuro che la tratterò bene e starò attento.-
  • Mi dici dove devi andare? –
    Per un attimo gli avrei voluto dire la verità.
  • Un mio amico mi ha fatto avere un colloquio per un lavoro. Ma non so come arrivarci senza macchina. È a un centinaio di chilometri da qui. –
  • Tu hai già un lavoro. –
  • Si. Ma si tratta di un lavoro più pulito e con una paga migliore. –
    Il caffè è pronto. La osservo per capire se sto riuscendo a convincerla. Mentre mi sporge la tazzina la guardo
  • Per favore. È importante per me. –
    Vedo che cambia espressione. Se la conosco bene la sto convincendo. Dopo qualche secondo di silenzio .
  • Va bene. Ma promettimi che starai attento. Non voglio che gli capiti quello che è capitato a Peppa.-
  • Ti giuro che starò attentissimo. –
    Mi fissa dritto negli occhi.
  • Se gli fai solo un graffio, ti giuro che ti tiro tutti i capelli uno ad uno.-
    Prende le chiavi e le poggia sul tavolo.
    Non perdo tempo, prima che cambi idea le prendo.
    Gli do un abbraccio e un bacio sulla fronte.
  • Grazie. Domani te la riporto.-
  • Sarà meglio per te. –
    Giusto il tempo di bere il caffè e vado. Mi dispiace aver detto una balla a mia sorella.
    Salto in macchina e parto. Ci vorrà almeno tre ore ma per fortuna c’è la l’autoradio. Faccio un po' di ricerche e trovo una emittente che trasmette vecchi successi degli anni 80. Dopo circa 15 minuti imbocco l’autostrada alla radio trasmetto un pezzo dei Queen, subito dopo Loredana Berte poi Battisti ad un tratto arriva la mia canzone preferita Vasco Rossi con Colpa d’Alfredo. Alzo il volume al massimo e come un cretino la canto a squarcia gola come se mi trovassi al concerto. Accompagnato dalla musica il viaggio continua sono più o meno a metà strada e decido di fermarmi in un Autogrill. Ho fame ma non prendo nulla solo un caffè. Esco e mi dirigo alla macchina. Quando sono a pochi metri mi sembra che ci sia qualcuno seduto sul sedile del passeggiero. Ma chi cavolo è. Mi avvicino lentamente pronto ad affrontare l’intruso. Non ci credo ma è nonna.
    Rimango a fissarla dal finestrino con un’espressione da edete, si volta e mi vede li impalato, mi fa un sorriso e con un gesto mi dice di entrare. Salgo in macchina.
  • Nonna che ci fai qui? E come diamine hai fatto?-
  • Sempre domande. Hai ancora tanto da apprendere. Con il tempo capirai e imparerai.
    Be allora? Partiamo? –
    Un po' frastornato metto in moto e riprendo la strada.
  • Dobbiamo fare una piccola deviazione, prendi la prossima uscita. –
  • Dove andiamo? –
  • Dobbiamo incontrare una persona. -
  • Chi?-
  • Un mio carissimo amico. Ora guida non ci metteremo molto.-
    Esco dall’autostrada, seguo le indicazioni di nonna, attraversiamo un paesino e prendiamo una strada sterrata che finisce proprio davanti ad una spiaggia.
  • Andiamo ci sta aspettando.-
    Scendo dalla macchina mi guardo intorno e noto una persona girata di schiena in riva al mare. Ci incamminiamo nella sua direzione, nonna si affianca e mi afferra un braccio per aiutarsi a camminare. Si vede che fa fatica , sembra che sia invecchiata di colpo. Osservo la figura in riva al mare. Indossa un pantalone e una camicia bianca e i capelli bianchi. È magro e alto. Avvicinandoci vedo che ha i capelli molto ricci e quel poco di pelle del collo che vedo è scura. A pochi metri si volta e il suo sguardo va dritto a incrociare quello di nonna, entrambi si scambiano un sorriso.
  • Carlo, questo è Zema. –
    Mi allunga la mano per presentarmi, prontamente la afferro. Lo guardo negli occhi e mi incanto, hanno un colore di un azzurro chiaro quasi bianco. Sono strani e al tempo stesso bellissimi.
    Nonna mi da una piccola gomitata per farmi riprendere
  • Piacere Carlo. –
  • Zema non parla. –
    Interviene nonna
  • Lui comunica in un altro modo.-
    Nella mia testa una voce
  • Piacere Zema –
  • Ma, ma, ma che , che, che cavolo è stato?-
    Faccio due passi indietro e vedo che tutti e due ridono il suono della risata di nonna lo sento con le orecchie l’altra è nella mia testa.
  • Dovresti vedere la tua faccia. Ora torniamo seri. Ho poco tempo. Ti ho voluto far conoscere Zema, lui è legato al cielo, il suo potere è grande. È stato sempre un ottimo amico per me e sono sicura che ti potrà aiutare. –
    Mentre nonna pronuncia quelle parole noto che lentamente le gambe gli cedono e di colpo si ritrova in ginocchio. Velocemente mi chino vicino, mi prende le mani
  • Carlo. Come ti ho già detto ho poco tempo. Devi scoprire cosa sta causando gli squilibri e sistemare. Ora devo andare.-
  • Ma nonna dove devi andare?-
    Il tempo di pronunciare la mia domanda che di colpo svanisce. Rimango impietrito, non capisco come sia stato possibile. Dove cavolo è finita nonna e come ha fatto a sparire così? Alzo lo sguardo e fisso Zema nella mia testa sento
  • Purtroppo ci ha lasciato. Mi dispiace davvero tanto. Ma non possiamo perdere altro tempo. Devi fare quello che ti ha detto Caterina.-
  • Tutto questo non ha senso.-
  • Con il tempo capirai. All’inizio sembra tutto molto strano.-
  • Strano non è la parola giusta. Io dico che tutto questo è follia pura.-
  • Ora ti devo lasciare. Se hai bisogno di me guarda il cielo e pronuncia il mio nome. Io ti sentirò. –
    Anche Zema così come nonna sparisce nel nulla. Mi alzo in piedi e guardo il cielo. Dopo qualche minuto decido di rimettermi in marcia. Salgo in macchina e riparto. Il viaggio è un continuo susseguirsi di pensieri. Starò facendo la cosa giusta? Che fine avrà fatto nonna? Se Zema ha dei poteri allora forse ne ho anche io?
    Assorto nei miei pensieri mi accorgo che la macchina incomincia a muoversi e a sobbalzare sempre di più, in una manciata di secondi diventa difficile farla andare diritta. Pochi metri da me un grosso albero sta cadendo sulla strada. Aiuto, panico che faccio? Se freno lo prendo sicuramente, mi sposto sul lato opposto della strada e affondo sul pedale dell’acceleratore. Il cuore batte a mille, vedo l’albero cadere velocemente, troppo velocemente, non ce la posso fare, ormai è troppo basso, lo vedo avvicinarsi, ormai è all’altezza del parabrezza, mi preparo allo schianto, l’adrenalina scorre abbondante e uro
  • Noooooooooooooooooo-
    Non so come sia stato possibile, ma il tempo è come se si sia rallentato, a pochi centimetri dall’impatto vedo l’albero che si solleva. Non so se sono stato io o qualcun’altro ma sta di fatto che riesco a passarci sotto, solo un paio di rami strusciano sul tettuccio con un rumore assordane.
    Freno di colpo la macchina. Ho gli occhi sgranati il respiro affannoso, il cuore che batte all’impazzata.
    Scendo, le gambe mi tremano, guardo l’albero ormai a terra. Non ho mai avuto così tanta paura. Guardo il tettuccio e ci sono due grossi solchi dove i rami hanno strusciato.
  • Ora che gli dico a Marta? Questa volta mi ammazza. –
    Mi guardo in torno, ora è tutto calmo, sicuramente è stato un terremoto.
    Rientro e mi rimetto in viaggio, guido lentamente sono ancora molto scosso, accendo la radio per sentire se qualche emittente trasmette la notizia. Dopo una mezz’ora una stazione locale annuncia un’edizione straordinari. Ecco la notizia, un terremoto rade al suolo un intero paese, non ci sono notizie più precise vi terremo aggiornati.
Capitolo 4 | Ecency