Chi legge spesso i miei post si ricorda che ho criticato più volte il sistema scolastico, sia quello nazionale che quello internazionale, definendo la scuola un luogo di omologazione, di conformismo e dove si ripetono nozioni a memoria , spesso a pappagallo, senza perdere tempo a capire il significato.
Inoltre, quando studiamo qualcosa che veramente ci interessa, non importa la complessità, allora siamo pronti ad approfondire il più possibile, e non ci mettiamo certo a contare le ore e i minuti che dedichiamo allo studio e alla ricerca di quelle determinate nozioni.
Invece la scuola, con la sua macedonia di materie e i suoi programmi predefiniti da seguire, sembra togliere ogni piacere dall'imparare, ma l'obbiettivo sembra prendere un voto alto per far piacere ai genitori e perchè in competizione con i compagni, quindi proprio come sistema di apprendimento ha un problema esistenziale al suo interno, e rappresenta quasi l'opposto della conoscenza e dell'amore per lo studio e l'approfondimento.
E a questo scenario già molto triste, a cui purtroppo abbiamo partecipato tutti, ora ci troviamo davanti ad una miscela esplosiva che può fare ancora più danni: scuola + AI.
E come sempre, è dagli Stati Uniti che vengono i primi dati, veri e propri campanelli d'allarme della condizione dei giovani e giovanissimi studenti di oggi.
Da molti studi, risulta che oggi quasi il 40% degli studenti di quarta negli Stati Uniti non sa leggere in modo adeguato. In terza media, la situazione migliora ,ma di poco.
Non si tratta di casi isolati, ma di un fenomeno diffuso, sistemico, che molti insegnanti descrivono come un vero e proprio collasso dell’istruzione.
Molti insegnanti descrivono un fenomeno inquietante, ma che si sta diffondendo sempre più: l'informazione passa dagli occhi alle mani senza attraversare il cervello. Non è un problema di calligrafia, ma di comprensione. È come se il significato si perdesse nel tragitto.
È come se i ragazzi avessero ormai un riflesso incondizionato di ricopiare le domande su ChatGPT e soci, senza neanche porsi il dubbio di cosa si stia parlando, con tanto di memoria muscolare con le mani che cercano il cellulare per chiedere alla AI di turno la risposta a domande anche elementari e facilissime.
I bambini di oggi crescono immersi in contenuti progettati per durare pochi secondi: video brevi, stimoli continui, gratificazione immediata. La televisione, che un tempo era un evento in classe, ora non basta più. I cartoni animati annoiano. L’attenzione è frammentata, l’attesa è intollerabile, la noia diventa insopportabile. Chiedere a questi studenti di restare seduti, concentrati, senza schermi, equivale a chiedere a qualcuno in astinenza di ignorare i sintomi.
Il problema è che i bambini non hanno ancora la capacità di ragionare sul lungo periodo. Non comprendono che lo sforzo è parte integrante dell’apprendimento, che la frustrazione costruisce competenze, che pensare è un muscolo da allenare.
Ora, invece, si delega il ragionamento alla macchina e si accettano le risposte date senza metterle in discussione.
Intanto, le famiglie più benestanti fanno una scelta diversa: meno tecnologia, più libri, più gioco libero, più tempo reale. Ed è qui che si apre il vero divario del futuro. Non tra chi sa usare l’AI e chi no, ma tra chi sa ragionare e chi non ne è più capace.
Comunque per me il sistema scolastico, soprattutto quello pubblico, è un carrozzone che stava già andando allo scatafascio decenni fa, ora sicuramente l'AI pone dei nuovi problemi, però non può essere il capro espiatorio per giustificare tutte le mancanze di un settore già al collasso.
Grazie dell'attenzione e alla prossima.