Alla morte di Andrea Appiani nel 1817, nelle Carte Reina una sorta di catalogo dei lavori di Appiani che ancora si trovano nel suo studio al momento del decesso era menzionato un gruppo di 4 dipinti a olio delle stesse dimensioni raffiguranti le storie di Giunone Giove. si smembra di lì a pochi anni e percorrerà strade diverse. La toletta di Giunone verrà acquistata da Paolo Tosio nel 1830 e attualmente rappresenta uno dei capolavori del XIX secolo della pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia.
il suo Pendant, Venere allaccia il Cinto a Giunone apparirà nel 1982 una collezione privata punto di due dipinti fortemente incompleti raffigurante Gli amori di Giove Giunone e il sogno di Giove, non si conosce il percorso intrapreso da quando vennero espunti dalle Carte.
Sappiamo che le prime tre Vele vennero messe a confronto nella mostra Antonio Canova e suo tempo realizzata nel 2009 a Brescia punto nel 2015 Francesco Leone riuscirà a trovare il quadro mancante nella collezione Cavallini Sgarbi. Nella toeletta di Giunone Appiani adotta un'icona grafia totalmente pertinente, in realtà, alla sfera venusiana: le stesse grazie Sono parte del mondo collegato a Venere punto è raffigurato Eros che agita un drappo e una stella che ha doppia lettura: può raffigurare vespero come prima stella della sera o Lucifero come ultima stella della notte a essere visibile nel cielo prima che l'Aurora illumini la volta celeste, le due valenze del pianeta Venere. Giunone al contrario non è mai rappresentata con una stella come attributo e raramente è raffigurata assieme alle Grazie.
Si tratta di una sostituzione, una sovrapposizione delle due dee che potrebbe rintracciarsi nel desiderata della committenza. le quattro immagini rappresentate da Appiani traggono spunto dal quattordicesimo canto dell'Iliade in cui viene narrato di come era attraverso un inganno chiede ad Afrodite il succinto in grado di sedurre ogni essere vivente compreso un Dio.