Definizione del metodo
Mario Rossi era un uomo qualunque, con un lavoro qualunque...
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Quel giorno Mario Rossi si svegliò un po' in anticipo. Fece colazione: Angela era già pronta e raggiante per la giornata lavorativa che li aspettava. Scesero insieme di casa, sul portone lei gli diede un bacio sulla guancia e si salutarono.
Salì sulla metro pensieroso, giochicchiando col cellulare che gli era costato il matrimonio.
Quando scese sempre alla solita fermata, pronto all'ennesima giornata uguale alle altre, sul muro di fronte a sé vide un grande pulsante rosso, con sopra la scritta "Reset".
Era sbigottito.
Si guardò intorno: non c'era nessuno in stazione.
Cercò una scritta sotto il bottone, ma non trovò nulla.
Poggiò il palmo sulla sua superficie liscia.
Lo premette.
Prima esecuzione parametrizzata
Non successe nulla.
Di nuovo, la sua mano incontrò il freddo marmo della stazione. Rabbrividì: gli sembro di vivere nuovamente la stessa sensazione di abbandono, due anni fa, in quella stessa stazione.
Ma no: era tutto diverso. Lui AVEVA premuto quel bottone, pochi secondi prima... e alla pressione era semplicemente scomparso. Tastò il marmo, cercò delle scritte... niente. Probabilmente lo aveva sognato... scosse il capo, e salì sul treno successivo.
Trasalì quando vide l'uomo dell'Iphone di fronte a sé: non lo incontrava da due anni interi! Stava giocando con la nuovissima versione dello stesso telefono. Mario gli parlò, chiedendo se si ricordava di lui. L'uomo sorrise: certo che se lo ricordava! Gli chiese se aveva ancora la sua fede con sé, ma la risposta fu negativa: l'aveva venduta per comprarsi un telefono nuovo. Mario era una persona placida ma in quel momento avrebbe voluto dargli un pugno sul muso. Resistette.
Andò al lavoro e la sera tornò a casa. La sua compagna gli aveva preparato un pollo arrosto con le patate per cena... ma lui non aveva molta fame. Andarono a dormire presto ed il giorno dopo, come tutti, si preparò per andare al lavoro, salutò Angela, salì sulla metro e scese alla solita stazione di sempre.
Sul muro di fronte a sé vide di nuovo il grande pulsante rosso, con sopra la scritta "Reset".
Trattenne il respiro. Lo esaminò attentamente, gli fece persino una foto con il cellulare... poi smise di indugiare.
Lo premette.
Seconda esecuzione parametrizzata
Non successe nulla.
Il bottone sparì, esattamente come ieri. Controllò la foto sul telefono: marmo, solo marmo. Pronunciò una solenne imprecazione. Non perse tempo neanche a controllarsi intorno... salì sul treno interrogandosi sul perché il destino si facesse beffe di lui.
Incontrò nuovamente l'uomo dell'Iphone, che lo salutò cordialmente. La cosa gli parve strana: Mario gli chiese come mai prendeva il treno esattamente a quest'ora. L'uomo gli rispose che lui prendeva quel treno tutti i giorni a quell'ora per andare al lavoro, ormai da una decina di anni. Mario inarcò un sopracciglio: come aveva fatto a non vederlo per tutto questo tempo?
Scese dal treno e si diresse al lavoro. Poi tornò a casa. La sua compagna lo aspettava con la cena pronta: un pollo arrosto con le patate. Mario chiese perché aveva deciso di cucinare il pollo come ieri sera. Angela lo guardava con aria interrogativa: ieri avevano mangiato una bistecca.
Mario passò la notte quasi insonne: cosa stava succedendo? Stava davvero sprofondando nella pazzia? Oppure...
Il giorno dopo si svegliò come al solito; salutò la compagnia, prese il treno e, alla stazione di arrivo, di nuovo lui, sempre esattamente lo stesso pulsante rosso con sopra la scritta "Reset". Non ci pensò su molto, stavolta.
Lo premette.
Terza esecuzione parametrizzata
Non successe nulla.
Non si stupì di incontrare l'uomo dell'Iphone sul treno. Per scrupolo, gli chiese se si ricordava di lui. L'uomo lo guardò con aria confusa: certo che se ne ricordava, era il terzo giorno di seguito che si incontravano. Scese dal treno e andò al lavoro, solito palazzo, quinto piano, terza scrivania a destra... una sua collega era seduta al posto suo.
Mario le chiese cosa ci faceva lì: lei gli rispose stranita; lavorava su quella scrivania da mesi, da quando il direttore scelse lei come addetto alla corrispondenza aziendale.
Mario sbiancò: ricorda quel giorno. Il direttore scelse LUI come addetto alla corrispondenza aziendale. Trattenne eventuali lamentele e le chiese con gentilezza se si ricordava dove lavorava lui. La donna le indicò un ufficio minuscolo e puzzolente: l'archivio.
Era sicuramente colpa del pulsante.
Sembrava che il suo funzionamento fosse cambiato rispetto ai due anni precedenti. Forse era un qualche tipo di punizione divina? Con la testa piena di dubbi, si mise a lavorare in archivio. La sera tornò a casa e per cena... di nuovo pollo arrosto con patate. Ringraziò la compagnia e andò direttamente a dormire.
Il giorno dopo, di nuovo in treno per andare al lavoro e una volta sceso... Il pulsante rosso era di nuovo lì.
Stavolta Mario lo affrontò a viso aperto. Gli urlò contro: "Perché mi stai facendo questo? Cosa ti ho fatto di male? Perché non vuoi lasciarmi in pace?". Alcune persone in attesa del treno si allontanarono da lui. "Voi lo vedere questo pulsante? Riuscite a vederlo?" Nessuno gli rispose.
Il treno arrivò in stazione. Mario non ne poteva più... fece per salire sul vagone, ma non riusciva a frenare quell'impulso malsano e autolesionista... quel bottone lo affascinava. Cosa sarebbe successo stavolta? Cosa sarebbe cambiato nella sua vita?
Lo premette, prima di salire di corsa sul treno.
Quarta esecuzione parametrizzata
Non successe nulla.
Incontrò di nuovo l'uomo dell'Iphone che salutò con un cenno pensieroso... notò che aveva cambiato nuovamente telefono, con una versione vecchia. Scese dal treno e tornò al lavoro: era ancora nell'archivio ma non notò altri cambiamenti... e a dirla tutta quel lavoro non gli dispiaceva. Tornò a casa e trovò sul tavolo, per l'ennesima volta, un fumante piatto di pollo con le patate. "Tesoro, ma non ci sarebbe qualcosa di diverso da mangiare per cena?" chiese. Dalla cucina una voce famigliare le rispose "Questo c'è e questo ti mangi".
Non era la voce di Angela. Mario sudò freddo ed entrò, silenziosamente, in cucina.
Sua moglie era lì, intenta a lavare i piatti. Corse verso di lei e l'abbracciò forte. Non riuscì a trattenere le lacrime. "Mario, ma che ti succede? Il pollo è uscito così male?" disse lei, guardandolo negli occhi. Lui non rispose, ma quella sera cenarono insieme, come i vecchi tempi, poco male se era l'ennesimo pollo con le patate della settimana.
Dormirono abbracciati: notò che al suo dito c'era di nuovo la fede che aveva perduto... non se n'era accorto fino a quel momento. La mattina seguente diede un bacio sulla fronte alla moglie, e uscì fischiettando.
Sulla strada incontrò una bellissima donna... era Angela. Fece finta di non conoscerla, lei fece lo stesso. O forse non lo conosceva sul serio?
Prese il treno, scese alla solita fermata e non si stupì di rivedere il solito bottone rosso. "Reset".
Chissà cosa sarebbe successo stavolta? Di una cosa era sicuro: sembrava che i cambiamenti fossero permanenti, quindi sua moglie non sarebbe sparita. Fece spallucce.
Premette il bottone.
Quinta esecuzione parametrizzata
Non successe nulla.
Mario aspettò il treno... che non arrivò. Un annuncio all'altoparlante: le corse erano bloccate a causa di un incidente sui binari. Attese un'ora il treno... un Dejà vu... un brivido freddo gli percorse la spina dorsale.
Arrivò al lavoro e cercò subito su internet cosa era accaduto alla metro: un giovane si era suicidato sotto i binari. Osservò la foto: era lui, il suo amico, quello che salvò due anni prima. Ed ora, oggi... lui l'aveva ucciso.
Disse al suo capo che non si sentiva bene e tornò a casa. Si chiuse per tutto il giorno nella sua stanza, non scese neanche per cena, dove sua moglie preoccupatissima, gli aveva preparato un pollo arrosto con patate, cotto a puntino.
Non riuscì a dormire. Come avrebbe potuto farlo? Aveva una persona sulla coscienza. Tutta colpa di quel maledetto bottone... come poteva rimettere a posto le cose?
La mattina seguente si alzò dal letto con due profonde occhiaie che gli segnavano il viso. Salutò la moglie con un bacio e andò al lavoro, funereo. Prese la metro, scese e ancora di fronte a sé il grande pulsante rosso che era stato il protagonista di tutti i suoi incubi quella notte.
Non era sparito come due anni fa. Eppure questa era la sua sesta comparsa. Avrebbe dovuto premerlo? Avrebbe dovuto lasciarlo lì e dimenticarsene? Cosa poteva succedere di meglio, o di peggio?
Si avvicinò mestamente.
Sotto il pulsante c'era una scritta. Con pennarello indelebile. Quasi calligrafica.
Mario la lesse e, con un profondo sospiro rassegnato, poggiò la mano sul bottone.
Lo premette.
Return Void
La metro passò anche il lunedì successivo, alla stessa ora del mattino ma caricando un passeggero in meno.
L'uomo dell'Iphone giocava tranquillo sul treno, fischiettando.
Fuori dalla solita stazione, in quell'esatto palazzo, al quinto piano... la terza scrivania a destra era desolatamente vuota.
In quella casa abitava una famiglia di quattro persone; un uomo, due bambini piccoli ed una donna.
Era sua moglie.
Ma... la moglie di chi?
Alla stazione della metro un addetto alla pulizia stava cercando di rimuovere uno scarabocchio dal freddo muro di marmo, una scritta che non andava via con i prodotti convenzionali.
Andò alla ricerca di qualcosa di più aggressivo.
Sul muro era impresso un messaggio:
Puoi far tornare tutto com'era prima.
Premi il pulsante per eliminare la causa di tutto questo caos.
Raggiungici.