Un ragionamento il tuo, @ilnegro, un po' contraddittorio, se mi permetti.
Dici di appoggiare l'eliminazione della privacy e su questo sono anche d'accordo. Amo le crittovalute, il bitcoin in particolare, proprio per questo: garantiscono in realtà assoluta trasparenza e non l'anonimato come all'opinione pubblica vien fatto credere, a scopo denigratorio, alludendo che ciò favorisca l'illegalità. In realtà se si usasse bitcoin per tutte le transazioni economiche (ok, al momento non è neanche tecnicamente possibile farlo, ma questo è un altro discorso) sparirebbero tutti i reati a sfondo economico a partire dalla corruzione: semplicemente perché tutte le operazioni sarebbero tracciabili.
Sono d'accordo con te che la privacy è lo scudo di molte aziende e soprattutto degli Stati contro i cittadini. Mi piacerebbe cedere tutte le informazioni che mi riguardano in cambio di poter aver accesso a quelle di tutti gli altri, soprattutto di chi ricopre ruoli dirigenziali, che siano economici, politici o tecnico-scientifici.
Sono convinto sparirebbero anche molti dei mali della società, a cominciare da quelli che si basano sull'ipocrisia, che considero esser oggi alla base di tanti disastri umani.
Quindi se questo fosse possibile sarei pienamente d'accordo con te. Ma, ... ma sappiamo bene che questo non è possibile, non tanto dal punto di vista tecnico, ma da quello sociale, perché la gran parte delle persone non lo accetterebbe, abbeverata com'è all'informazione manipolata che racconta una realtà diversa. Le crittovalute al riguardo offriranno un aiuto sostanziale ma ci vorrà ancora molto molto tempo. E nel frattempo?
Nel frattempo mi ostino a difendere i miei dati personali, quelli più riservati. L'email non è, secondo me, un dato personale (una persona può facilmente avere decine di email, anche usa e getta, senza rivelare la sua identità) come invece sostiene la legge. Il numero di telefono invece si. E non voglio esser disturbato telefonicamente da migliaia di soggetti con gli scopi più stravaganti. A questo proposito ad esempio trovo ai limiti del criminale, per me un po' oltre, la linea adottata da Facebook con il suo Messenger che permette a chiunque di chiamarti sullo smartphone. Ora per me questa è solo una seccatura, ma per alcune persone diventa una persecuzione. Mia moglie e mia nipote ricevono chiamate a tutte le ore, della notte e del giorno da persone che "vogliono solo conoscerle". Certo si può eliminare Messenger, ma oramai è anch'esso diventato uno strumento di lavoro, e pertanto avverrebbe a danno della vittima e non del persecutore, il ché non mi sembra equo, quando invece basterebbe permettere di filtrare le chiamate ricevibili, tecnicamente realizzabile con molta facilità.
Tu dici che le grandi aziende sanno tutto di noi, perché hanno le risorse economiche per farlo mentre noi non possiamo saper nulla di loro perché non disponiamo delle stesse risorse. Vero! Innanzi tutto però apro una parentesi per dirti che Facebook ha il tuo numero e glielo hai fornito tu, nel momento in cui usi Messenger e Whatsapp, e l'hai autorizzato, magari inconsapevolmente ma questo è un problema dell'utente, in cambio dell'uso gratuito di quelle app. Inoltre Facebook ora richiede il numero di cellulare per registrarsi, esattamente la critica che rivolgevo a Torum. Il problema è che per lavoro Facebook devo usarlo, e quindi sono costretto a fornirlo, ma agli no.
Ma tornando al punto, come dicevo, vero quel che dici, ma son vere anche altre due cose:
finché la legge vieta certe pratiche almeno le aziende che le adottano sono penalmente ed economicamente perseguibili. Le aziende ricevono miliardi di sanzioni annualmente, ma son sempre troppo poche rispetto al profitto che traggono dal violare la legge. Semmai alzerei le pene dal punto di vista penale nei confronti di chi le adotta. E saper che i soldi delle multe finiscono agli Stati che spesso sono complici non mi è di sollievo. Andrebbero invece distribuite alle vittime che hanno subito l'abuso, ma anche questa è utopia.
ci sarebbe un'analoga asimmetria a quella che descrivi fra utente e azienda. Per l'azienda disporre dei miei dati personali ha un ritorno economico perché ha le risorse per metterli a frutto, mentre per l'utente generico viceversa aver tutti i dati di tutte le aziende è del tutto inutile e comunque non disporrebbe dei mezzi per trattarli e ricavarne profitto od altra utilità.
Per quanto riguarda la questione brevetti alla fine scrivi:
Anche in questo caso, alla fine, chi ha speso soldi per un certo brevetto non è molto tutelato, lo sarebbe di più, a mio avviso se lo sfruttamento commerciale del brevetto fosse aperto a tutti, pagando però i diritti all'autore.
Volendo tenersi l'esclusiva dello sfruttamento commerciale, alla fine gli autori non si prendono nemmeno le royalties sull'idea, vengono copiati e chi s'è visto s'è visto.
E' già così. Il brevetto, serve proprio a questo. A riconoscere la proprietà di un'idea ed a permettere al titolare di questa proprietà la possibilità di pretendere il pagamento per l'uso. Se non esistesse il brevetto l'azienda X potrebbe usare l'idea dell'azienda Y senza che questa possa pretendere alcunché. Perché quindi l'azienda X dovrebbe pagare per avere una cosa che potrebbe ottenere gratis.
Concludo convenendo che anche secondo me il sistema brevettuale oggi produca più danni che benefici.
In sostanza condivido le tue osservazioni nel merito ma non le motivazioni che adduci che secondo me son fuorvianti e non difendibili.
RE: Against privacy [IT-EN]