Ieri parlavo con una giovane collega che lavora nello stesso poliambulatorio dove esercito la libera professione ed ho avuto conferma di ciò che penso (e temo) sul futuro della professione medica nel nostro paese.
Partiamo da lontano.
All'epoca dei miei studi universitari, l'accesso a medicina era libero e senza sbarramenti.
Questo, dopo l'apertura dell'accesso universitario post-68, aveva causato una pletora degli studenti di questa facoltà (dei medici relativamente, non tutti si laureavano), tanto che specialmente le piccole università si trovavano ad avere aule sovraffollate e parecchie difficoltà.
Premetto che ho studiato in una università già a quei tempi a numero chiuso (e dove si entrava per merito), credo che il vero motivo per cui, alla fine degli anni '90, si è passati a limitare l'accesso a medicina, non sia stato solo quello della didattica.
Diciamo che la classe medica temeva che la pletora si trasferisse dall'università alla professione, creando disoccupazione o sotto-occupazione.
Ecco, io credo che il male temuto fosse minore di quello ottenuto.
Primo punto : l'accesso a medicina.
I test di ingresso sono sempre più assurdi. Quest'anno mi sono "dilettata" a leggerli e li ho trovati, oltre che particolarmente difficili, inutili per una selezione che abbia un senso.
Oltre a ciò, il concorso è nazionale, ormai da alcuni anni, per cui ci sta che un residente a Siena entri magari all'università di Trieste, con un aumento di costi elevato che non tutte le famiglie possono sostenere.
E comunque molti ragazzi bravi e preparati rimangono fuori, carichi di frustrazione e costretti a ripiegare su percorsi in cui non credono.
Ma non sarebbe meglio trovare un modo di regolare l'accesso in base al merito oppure chiudere successivamente, con sbarramenti legati al superamento degli esami nei primi due anni di corso?
Ma non finisce qui.
Il secondo punto critico è la specializzazione.
Un tempo si entrava per concorso, ma, generalmente, i giovani medici si guadagnavano sul campo la possibilità di accedere. Mi spiego meglio : negli ultimi anni di università o subito dopo la laurea, eravamo soliti frequentare un istituto, praticamente lavorare gratis, studiare, se possibile collaborare a pubblicazioni, in modo da essere presi in considerazione al momento del concorso.
Ora invece, anche per la specializzazione il concorso è nazionale, per cui ci sta di non entrare mai, oppure fare domanda per entrare a chirurgia a Firenze e magari entrare a Igiene a Catanzaro.
Molti non riescono a specializzarsi e quindi è per loro precluso il lavoro in ospedale per cui la specializzazione è indispensabile requisito.
Ma tutto ciò può avere pericolose conseguenze : la carenza di medici in futuro.
Quando la mia generazione e quella immediatamente successiva (nati negli anni '50 e '60) sarà andata in pensione, rischiamo di non avere medici per sostituire i pensionati.
Già è capitato, recentemente, che a Parma sia andato deserto un concorso per medici del Pronto Soccorso ed è una cosa incredibilmente preoccupante.
Per cui : cerchiamo di mantenerci in salute e praticare la prevenzione primaria.
E speriamo che si trovi un rimedio a questa situazione e chi vuole intraprendere la professione medica possa farlo con minori difficoltà
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