L’ODIO (LA HAINE)

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IL FILM CHE AVREI VOLUTO SCRIVERE

Ultimamente mi sto dedicando alla scrittura di alcune sceneggiature, sto cercando di mettere per iscritto i miei pensieri in modo tale da lasciare una parte di me incisa con l’inchiostro su dei pezzi di carta. Purtroppo però questa operazione quasi mai mi riesce e anzi, ritengo sempre che manchi qualcosa, come se fossi ad un palmo dal aggrappare l’essenza di ciò che vorrei esprimere. Poi ho visto questo film e ho scoperto che rappresentava tutto ciò che ho sempre voluto dire e anche di più, ma con un linguaggio visivo ed espressivo migliore.

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L’odio del 1995 è un film francese, diretto da Mathieu Kassovitz, famoso ai più per la scena dove Vincent Cassel spara allo specchio citando Taxi Driver con la famosa frase “Stai parlando con me?!”. Ma lasciando perdere stronzate da Wikipedia vorrei parlare emotivamente di questo film.

Rabbia, vendetta e senso di abbandono sono i fili conduttori della pellicola che spingeranno i protagonisti in un viaggio della durata di un giorno, dentro e fuori Parigi, dentro e fuori loro stessi. Mai mi era capitato di vedere un film dove bastasse un giorno per spiegare la vita.

Ma questo è quello che fa L’odio: vivisezione l’essenza della bestia chiamata uomo.

La trama è molto semplice: in una Parigi in rivolta armata tre amici si trovano per le mani una pistola. Fine. Niente di più e niente di meno. La forza di questo film la fanno i personaggi e la loro amicizia sregolata, la droga, i giochi di forza, gli ambienti degradati e allo stesso tempo belli, le avventure, i rischi, il sangue, l’atmosfera sempre ad un passo dal tracollo.

Ma tutto questo è un mezzo per raccontare e far ragionare lo spettatore sulle difficoltà delle persone disagiate, sul senso di appartenenza, sulla violenza e sul vuoto.

Un cast eccezionale, con attori ben insediati nei loro personaggi, con dialoghi sinceri che permettono alla vicenda di creare un fotorealismo unico che, anche grazie al bianco e nero, richiama gli stilemi del sempreverde neorealismo italiano.
Le scenografie e l’estetica è uno dei punti di forza di questo film, con giochi di ombre e ambientazioni sempre adatte a creare frames indimenticabili e suggestivi. Molti dei quali iconici a tal punto da essere citati ancora oggi: “le monde est à nous”.

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Infine vorrei parlare del finale senza fare spoiler, perché rasenta la perfezione: raramente apprezzo un colpo di scena, di solito mi sembrano tamarri, ma questo è bilanciato, un equilibrio perfetto tra chaos e giustizia. Il finale è emozionante, ma al tempo stesso abbastanza fine da presentare una morale. Così potente da avermi fatto alzare dal letto con le mani nei capelli.

Insomma questo film è un cult immenso, se ne potrebbe parlare per ore ed ore ma io non ne ho voglia, non lo voglio analizzare, voglio solo raccontarvi cosa ha significato per me. Per me L’odio è un’opportunità mancata, un film irraggiungibile, quello che ho sempre voluto dire, ma che è già stato detto. Io odio L’odio. Ed è per questo che lo amo. Perché riesce raccontando la quotidianità iperbolica della periferia a suscitare i più alti sentimenti fino a scavare nell’essenza di ognuno di noi. Perciò fatevi un regalo. Vivete un’altra vita. Guardate l’odio!

Vi lascio quindi con la frase più famosa del film, con la speranza che ancora una volta racconti più di quanto io abbia mai detto: “Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di cinquanta piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all'altro, il tizio, per farsi coraggio, si ripete: "Fino a qui tutto bene. Fino a qui tutto bene. Fino a qui tutto bene." Il problema non è la caduta, ma l'atterraggio.” (Citazione del film).

Sloth

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