Questa mattina alle prime luci ho sistemato lo zaino e sono andato in chiesa per salutare per l’ultima volta la vergine del Rosario incontrando per l’ultima volta l’amico Francisco. L’ho invitato a fare una colazione abbondante o desayuno nella piazza della cattedrale scambiando alcune idee. Nel salutarci si è emozionatoperchè aveva incontrato un amico o un padre a cui aprire il proprio cuore.
Subito dopo sono andato in albergo a prendere tutte le mie cose per partire per il terminale dell’autobus. Qui ho fatto il biglietto dove ho dovuto contrattare da 18.000 pesos colombiane a sedicimila. Non sapevo che in biglietteria i prezzi oscillano e non sono fissi.
Non ci ho fatto molto caso e sono partito con il bus guidato da un autista molto spericolato che effettuava sorpassi anche su doppia linea continua. Devo anche aggiungere che in Colombia hanno l’abitudine di portare i prodotti della campagna in città e per questo sentivo spesso il canto di un gallo che si trovava in una scatola.
Durante il tragitto ho visto che il panorama mi offriva monti da una parte e dall’altra campagne coltivate a mais e zone dedicate all’allevamento dei bovini. Nei pressi della capitale il traffico è diventato infernale. Si nota come la gente si sia abituata a questo traffico in così poco tempo.
Alla fine sono arrivato a Bogotà ove ho avuto qualche problema per prendere il mezzo del Transmillennio in quanto tutte le persone che incontravo mi suggerivano di stare molto attento perché a Bogotà può avvenire di tutto soprattutto furti. Sono riuscito a prendere il mezzo numero 16 per poi scendere e prendere il bus per giungere al Campin ove padre Lino mi ha detto di aspettare che mi venissero a prendere. Anche sui due mezzi ho trovato due persone gentilissime che mi hanno aiutato indicandomi dove scendere; anche loro mi hanno consigliato di non fidarmi di nessuno perché a Bogotà la popolazione vive nel terrore di essere derubata.
Dopo aver atteso per un certo tempo sono arrivati due giovani del corso di teologia per accompagnarmi alla casa degli Scalabriniani. Come prima cosa mi hanno offerto il pranzo ed in seguito mi sono ritirato per una doccia e per mettere in ordine gli appunti pensando profondamente a questa città.
Dopo le 7 di sera ho avuto modo di conoscere gli altri seminaristi e i due responsabili, Padre Lino messicano e Padre Angelo il bresciano che mi hanno trattato con molta gentilezza e cordialità.
Da alcuni giorni sento ripetermi che devo evitare di parlare con sconosciuti sia con la polizia perché Bogotà non è una città sicura anche se la situazione è migliorata rispetto al 1980. Bisogna sempre controllare se si è seguiti perché è molto facile essere rapinati e bisogna stare attenti nell’usare i taxi.
Nello stesso tempo mi hanno detto di non andare nella selva dell’Amazzonia perché sono in corso scontri armati tra l’esercito colombiano e i guerriglieri. Per adesso penso a trascorrere questi giorni della settimana imparando a vivere nella Finca.