Questa mattina sono partito molto presto per giungere a Chiquinquirà attraversando monti e zone coltivate a mais oltre a quelle attrezzate per l’allevamento bovino. Il tempo non era bello perché ogni tanto s‘incontrava una leggera pioggia. A questo punto devo ammettere che sia ieri sera che questa notte faceva molto freddo per cui ho dovuto chiedere un’altra coperta per la notte.
Mentre attraversavamo alcuna zone costeggiate da una laguna, il traffico è stato bloccato per un incidente avvenuto sulla strada. Alla fine con un certo ritardo abbiamo raggiunto la destinazione e mi sono incamminato verso la basilica. Lungo la strada ho assistito a una manifestazione nazionale in occasione del 20 luglio ammirando rapidamente una parte del corteo con i vari gruppi di bambini.
Non mi sono fermato ad assistere alla manifestazione perché volevo raggiungere il santuario per poi decidere. Alla fine ho raggiunto la piazza davanti alla basilica per chiedere le dovute spiegazioni. Qui ho incontrato un sacerdote al quale ho detto chi ero, cosa facevo in Colombia e cosa desiderassi dal responsabile. Mi ha portato in sagrestia per mettere il timbro sulla credenziale per poi farmi parlare con il responsabile. Al superiore gli ho detto che volevo consegnare l’icona del gruppo trekking del Salento e del comune di Fragagnano. Egli mi ha detto di ringraziare a nome suo e dei suoi confratelli per questi omaggi e che li avrebbe custoditi molto gelosamente.
In seguito mi ha fatto accompagnare sull’altare per assistere alla messa domenicale. Nel corso della liturgia ha dato il benvenuto ai pellegrini provenienti da una parrocchia vicina e al pellegrino italiano. Ha parlato del Santuario della Vergine del Rosario, del quadro e del fatto che la Vergine del Rosario è stata dichiarata Patrona della Colombia, dello Estado Zulia in Venezuela e della città di Caraz che si trova nella diocesi peruviana di Huaraz.
Al termine della liturgia c’è stata prima la processione nel santuario del quadro della Madonna del Rosario portata in processione dai pellegrini e dopo il sacerdote con un altro suo collaboratore, hanno benedetto i bambini e tutte le immagine sacre comprate.
In seguito sono uscito dalla chiesa e sono stato fermato da un certo Francisco della Croce vestito da un saio francescano e scalzo che mi ha parlato del suo desiderio di seguire l’esempio di San Francesco e dei poter adattare il suo sogno visitando l’Umbria e San Giovanni Rotondo ove riposa il corpo di San Pio da Pietralcina. Parlandomi della sua vita e del suo richiamo mi ha detto quello che fa durante il giorno stando nella sua grotta o cueva in alta montagna e di Luis, un giovane che vive giorno e notte in strada e che mi sembra che abbia problemi di comprensione perché ripete sempre quello che dice l’interlocutore. Francisco cerca di aiutare Luis dandogli il denaro che gli viene offerto ed ha cercato di farlo alloggiare nella sua grotta.
Incuriosito da questi due personaggi strani, ho voluto trascorrere la giornata con loro anche se all’inizio avevo molto terrore. Dopo aver preso un caffè, sono andato con loro alla cueva attraversando posti meravigliosi e incantevoli fino ad addentrarci in un bosco.
Da lì abbiamo preso un stretto sentiero molto pericoloso e a un certo punto ho detto a Francisco che preferivo ritornare indietro, anche se eravamo a pochissime decine di metri dalla sua cueva. Non me la sentivo di andare avanti per cui sono ritornato indietro con i due giovani. Francisco mi ha detto che ha scelto questo posto per vivere da solo dal lunedì al venerdì cibandosi di pane e acqua per poi essere ospitato il sabato e la domenica da alcuni amici e cibarsi come gli altri. Mi ha detto che i colombiani lo aiutano molto dandogli offerte in denaro o in cibo secondo le loro possibilità. Mi sono accorto che offre ai mendicanti ciò che ha ed è molto generoso.
Mi ha detto di aver scelto questo posto isolato per essere in contatto con Dio e per non essere disturbato da nessuno poiché è molto difficile arrivarci e che gli piace molto vivere in montagna. La cueva è conosciuta soltanto da pochissime persone di sua fiducia.
Ritornati alla città, mi ha invitato di andare con lui a pranzare da una sua amica ch vive con il padre e il figlio perché il marito lavora a Bogotà in aeroporto. All’inizio ho rifiutato perché non volevo disturbare, ma ha insistito tanto sia lui sia la signora sia ho dovuto accettare per farli contenti.
A pranzo o amuerzo abbiamo mangiato carne, riso e fagiolo che è uno dei piatti preferiti dei colombiani. Abbiamo parlato di tante cose come dell’attività parrocchiale della signora e dell’opera di Francisco e del santuario locale. Alla fine del pranzo dopo aver preso il caffè e ringraziato la signora per la sua ospitalità siamo ritornati in centro per andare a salutare le monache clarisse ove il mio amico era ben conosciuto e apprezzato da molte persone. La madre superiore si è fermata a parlare con noi grazie ai rapporti fraterni che ha il giovane francescano. Si è informata del mio viaggio ed ha voluto invitarci tutti e tre al pranzo di domani.
In questo modo ho trascorso una giornata molto diversa instaurando rapporti di amicizia con Francisco e Luis che mi sembrano ottime persone. All’inizio ero molto titubante ma durante la giornata li ho appezzati molto anche notando che cercano di seguire alcuni ideali portati avanti da San Francesco e da altri grandi personaggi. Mi ha lasciato molto sconcertato il fatto che sia innamorato dell’Italia ove potrebbe subire una grossa delusione rendendosi conto che la realtà risulta molto diversa dalla fantasia.