12-13 agosto 2014 - Cali

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Nelle prime ore dell’alba di ieri mi sono recato all’aeroporto di Medellin per raggiungere la città di Cali nella valle del Cauca in quanto non volevo viaggiare per due giorni nel bus.

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Da vari giorni alcuni amici mi dicevano di non dare confidenza a nessuno e di chiedere informazioni solo alla polizia in quanto questa città è famosa per la violenza.
Appena atterrato mi sono spostato al terminale del bus con un mezzo pubblico per poi andare a piedi verso il centro cercando di non dare confidenza a nessuno. Giunto nella zona ho dovuto lavorare molto per trovare un locale decente a un prezzo normale evitando gli alberghi di lusso e le stamberghe. Alla fine ho decisso di fermarmi all’hostal del Pacifico che mi sembra sicuro. CALI è una città della Colombia nel dipartimento di Valle del Cauca fondata da Sebastián de Belalcázar, uno dei luogotenenti di Francisco Pizarro che fondarono una città chiamata Santiago de Cali, in seguito Cali.

Sistematomi ho voluto fare un giro nel centro pieno di bancarelle sui marciapiedi dove ambulanti vendono la propria merce come accade nei centri di altre città colombiane. Girando per il centro sono andato a visitare la Chiesa dell’Ermita che si trova dalla parte del tribunale; una zona ben controllata dalla polizia con un parco nelle vicinanze e raggiungibile dalla metro. Da lì sono andato nella piazza di san Pedro dove si trova la Cattedrale che rispecchia lo stile spagnolo delle città coloniali.

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Agli angoli delle strade mi sono incuriosito nel vedere una macchina elettrica che serve a macinare la canna da zucchero facendo uscire il liquido che viene subito consumato dai clienti.
La città non mi sembra né più sporca di altre zone colombiane anche se su internet avevo letto che molta gente si lamentava per la sporcizia che è uguale a tante altre zone europee piene di venditori con bancarelle. La prima serata ho fatto conoscenza con il poco personale presente che han voluto farmi gustare il loro caffè ripetendomi di frequentare il centro evitando le zone limitrofe a causa della delinquenza presente.

Oggi ho voluto visitare alcune cose non viste ieri a causa del tempo che non avevo a disposizione. Per prima cosa sono ritornato nel centro ad ammirare di nuovo la cattedrale di San Pedro e quella dell’Ermita. Dopo mi sono spostato all’interno verso la Chiesa della Merced che è la più antica della zona con annesso un istituto di suore. Da lì mi sono spostato a visitare il museo dell’archeologia che è piccolo ma molto carino senza fermarmi a vedere quello coloniale e quello religioso che sono piccolissimi. Spostatomi nella zona centrale sono andato in un centro culturale dove c’erano alcune mostre di pittura e dell’arte del Pacifico.
Alla fine mi sono spostato nelle zone vicine per ammirare il museo dell’oro che fornisce ai visitatori alcune nozioni sul modo di vivere dei popoli indigeni e sulle tecnologie adottate per non parlare degli oggetti utilizzati come gli utensili o i monili d’oro.
La città fa ogni sforzo per presentare al turista un’immagine ben diversa di quella che siamo abituati a vedere sulla stampa e sui media dove è rappresentata come una nazione sporca con un’alta percentuale di criminalità. In tutte le strade ho trovato molti cartelloni che invitano a rispettare l’ambiente e la vita degli altri. Infatti passeggiando lungo il fiume sempre nel centro ho visto moltissimi cartelloni in cui si invitavano tutti a considerare sacra la vita e ad evitare atti di violenza oltre che a ricorrere all’uso della droga e di altre sostanze ed ad evitare l’uso eccessivo dell’alcool. Si invitava tutti a costruire una società migliore mettendo alla base di tutto l’onestà, la correttezza morale seguendo alcuni valori fondamentali in cui tutti possano dare il loro contributo ed invitando le nuove generazioni ad un comportamento positivo

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Ho visto come nelle altre città gente che dormiva sui marciapiedi dove aver fatto uso di droghe e di molto alcool.
Di giorno rovistano nella spazzatura raccogliendo tutto ciò che potrebbe permettere loro di guadagnare qualcosa o di poter essere consumato come cibo. Per difendersi dal freddo usano sacchi unti e bisunti oltre a scatole di cartone. Qui sono fortunati poichè la notte non fa molto freddo; camminano sempre scalzi e si presentano giornalmente alla portineria dei conventi per chiedere qualcosa da mangiare.

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