Sono qui da qualche mese ormai, sono entrata in questa piattaforma convinta che fosse una vera alternativa a Wordpress, sempre più intasato dalle "mamme blogger" e da contenuti sempre più mediocri.
Ho speso tanto tempo a leggere articoli, che potrebbero essere interessanti, ma spesso e volentieri sono scritti in modo ortograficamente terrificante. Non nego che spesso mi sarei cavata gli occhi dalle orbite nel vedere strafalcioni, errori, accenti sbagliati, puntini di sospensione usati troppo e male (sono tre, non due, non cinque, non 4 e non vanno messi a fine di ogni frase) oppure fa' usati come locuzioni avverbiali.
(Immagine CC0 creative commons di Green Chameleon)
Il problema è che queste non sono licenze poetiche che ci si concede in una stesura volutamente, ma veri e propri errori che non possono e non devono essere fatti. Sarà che il mio passato mi ha insegnato, a furia di urla, a furia di sentirmi dire che ero stupida se scrivevo pò o perchè, a furia di rileggere dall'alto al basso e dal basso all'alto per controllare che le virgole fossero al punto giusto, a essere accorta e attenta a ciò che scrivo, e piuttosto, se ho dubbi, a controllare anche venti volte.
A oggi questo imprinting è diventata una deformazione professionale e tendo a notare qualsiasi imperfezione. Ma se si vuole un contenuto di qualità, vera qualità, allora questa attenzione è necessaria. A livello contenutistico la qualità ha una forma labile, per qualcuno un'idea può risultare molto interessante e per altri meno, ma a livello ortografico e lessicale la qualità è indiscutibile. Purtroppo siamo sempre più spesso abituati a scrivere come se stessimo messaggiando, senza badare a ciò che il correttore automatico poi sistemerà da sé. Ma, come diceva il mio professore ai tempi dell'Università, se vogliamo produrre qualcosa di buono non dobbiamo noi abbassarci al livello del nostro pubblico, ma dobbiamo sempre cercare di innalzare l'asticella e smuovere alla comprensione, non di svilire il contenuto e la forma per risultare coerenti con la massa.
Penso che questa concezione con il tempo, soprattutto oggi, sia andata persa soprattutto nella scrittura (vediamo quotidianamente sui giornali frasi indecenti scritte in un italiano frettoloso).
Tanti pensano che scrivere sia facile: tutti scrivono, sai? Scrivere in realtà è molto difficile, bisogna avere un'idea, ragionarla, stenderla nel miglior modo possibile, per essere facilmente comprensibile e non noiosa. Deve lasciare qualcosa, non deve essere un compito svolto per avere qualcosa a fine giornata. Scrivere è complicato, richiede pazienza, sforzo e tempo. Esattamente come per le fotografie.
Si sbaglia spesso, si impara dai propri errori e si migliora. Ma, una volta che si comincia a migliorare, arriva la soddisfazione di aver fatto qualcosa di buono, anche se non a tutti piacerà.
(Foto CC0 creative commons di Hannah Olinger)
Un'altra cosa che ho imparato sulla scrittura e che vorrei condividere, è un'insegnamento di una mia collega, che anni fa mi disse "Se non lo conosci non ne scrivi". Mai scrivere di qualcosa che non si sa, meglio raccontare qualcosa che si conosce in modo profondo, per poterne argomentare, discutere, cambiare posizione o ampliarla.
Ma soprattutto, se parli di qualcosa che ami, quell'emozione che hai dentro farà da sola scaturire le parole più adatte. Magari semplici, magari apparentemente banali, ma chi le leggerà sentirà subito che vengono dal cuore e saprà che quello, già di per sé, è un contenuto di altissima qualità.