L'importanza di fallire.

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Oggi è il Blue Monday, il giorno più triste dell’anno perché, stando agli esperti, sentiamo di aver fallito nel cominciare a perseguire gli obiettivi prefissati a inizio anno.

Ultimamente ho letto molto sul fallimento

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(Fonte Giphy)

Ho sempre avuto l’abitudine di marchiarmi a fuoco con tutti gli errori che ho commesso, come se fossero una A di adultera, e ho radicato in me la convinzione di essere una fallita non all’altezza di ciò che desiderava veramente: giornalista, ma senza essere una firma, organizzatrice di eventi, ma solo casalinghi, copywriter, ma senza aver mai fatto una pubblicità.

Tutto questo è andato avanti finché non mi sono trovata ad avere un lavoro insoddisfacente, una relazione insoddisfacente, una casa insoddisfacente.

A furia di convincermi che non avrei avuto meglio, perché continuavo a sbagliare, mi sono accontentata del peggio che potessi avere: una sbiadita fotocopia di me stessa. Avevo rinunciato a provare perché avevo paura che gli altri mi giudicassero un fallimento totale.

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(Fonte Giphy)

Ci insegnano che sbagliare è un errore imperdonabile, che non possiamo permetterci di inciampare in un percorso che deve essere fatto di successi: per questo ci capita di nascondere i nostri errori sotto menzogne, per coprire la nostra responsabilità e dare la colpa a qualcosa di esterno a noi. “Se non è piaciuto il mio lavoro è perché il cliente è stupido”, “Non ho ottenuto il lavoro perché gli altri erano raccomandati”. Tante piccole bugie ci aiutano a non soffermarci a riflettere sul perché non siamo riusciti a raggiungere una meta o un obiettivo, oppure semplicemente cambiamo strada e non torniamo più sui nostri passi per capire come migliorarci.

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(Fonte Giphy)

Quando cominciai a lavorare per l’agenzia pubblicitaria come copywriter il peso del giudizio di amici e parenti, così felici che io finalmente avessi un “vero lavoro” e avessi smesso di fare la commessa, era tale che quando i miei capi iniziarono a farmi notare ogni errore io la presi malissimo e desiderai di andarmene con tutte le mie forze. Non mi fermai a pensare a cosa potevo migliorare, tranciai i rapporti e non volli più scrivere per molti mesi.
Solo ultimamente, di fronte ai miei errori, dopo un’iniziale stordimento ho preso l’abitudine di soffermarmi a pensare alla loro vera entità, e ad adeguarmi ogni volta per cercare di migliorare. Poco a poco, il giudizio altrui ha cominciato a pesare sempre meno, e ho imparato che spesso tanti giudicano per non vedere dentro di loro, o perché pensano di essere migliori, mentre soltanto io posso sapere cosa è meglio per me stessa. E gli errori hanno cominciato a insegnarmi qualcosa in più di me.

Di solito tendiamo a non voler accettare i nostri sbagli per due ragioni: o siamo troppo convinti della nostra superiorità intellettiva che non vediamo nemmeno quando stiamo sbagliando, o siamo troppo presi dalla paura dell’errore che lo vediamo come una prova del nostro essere un completo fallimento. Per i primi è difficile dirsi “ho sbagliato”, mentre per i secondi lo sbaglio è un’onta che macchia la coscienza per sempre.

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(Fonte Giphy)

Sarebbe invece utile accettarsi e imparare che è dall’errore che deriva la crescita personale. Einstein dice: "If you've never failed, you've never tried anything new.". Ovviamente questo non deve diventare una scusante per continuare a perseverare, come dice il noto motto, ma prendere coscienza dei propri errori è un passo avanti per la consapevolezza di essere umani, che non devono vergognarsi di sbagliare, ma accettarlo con serenità. Certo, in un mondo dove siamo abituati solo a vedere la parte migliore degli altri, soprattutto sui social, questo è un boccone molto difficile da digerire: ho lasciato a bocca aperta più volte le persone intorno a me, dicendo "Scusate, è stato un errore mio. Mi dispiace.". Sarebbe una pratica utile cominciare ad ammettere i propri errori, eliminando il tabù di una vita costellata solo di perfezione e di successo.

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(Fonte Giphy)

In tanti paesi del Nord sta prendendo sempre più piede l’abitudine di inserire nel curriculum non solo i risultati ottenuti, ma anche i fallimenti. Questo perché ognuno di questi indica che abbiamo provato, non ci siamo fatti prendere dal panico, che sappiamo metterci in gioco. E significa anche che miglioreremo, e che continueremo a provare finché il fallimento non diventerà un successo.

Quindi il mio motto d’ora in poi sarà: fallisci bene, fallisci meglio.

Ma non smettere mai di provare.

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