Memoria, Apichatpong Weerasethakul, 2021
Immagini meditative, suoni di cui non si conosce la provenienza, tracce di un altrove lontano nello spazio e nel tempo, eppure percepibili.
Connessioni, vibrazioni, tra le persone e nei luoghi che le persone attraversano. Energia intrappolata nell’ambiente che tutto assorbe e tutto restituisce. La memoria, un processo di assimilazione legato a fattori esterni.
La ricerca di un rumore ossessivo, che non si riesce a spiegare perché sta nella testa, è un processo di apertura e di predisposizione all’ascolto che si avvicina molto alla follia. Senza filtri, senza ostacoli, senza freni inibitori per vedere tutta la bellezza e per sentire tutta la tristezza del mondo. Con le orecchie, con gli occhi, con la pelle.
Memoria di Apichatpong Weerasethakul è a metà strada tra video art e cinema e richiede lo stesso approccio olistico e sensoriale di cui narra. Siamo tutti collegati, interconnessi e non nel modo in cui lo intendiamo oggi ma con il respiro delle cose, dei luoghi, delle storie, delle vite degli altri. Siamo parte del tutto, per questo è solo nel senso di appartenenza che possiamo davvero capire di chi siamo. La costruzione dell’identità non è scevra dal nostro habitat psicofisico, sociale, naturale e temporale. La memoria di una specie ha la meglio sulla memoria del singolo.
Memoria, Apichatpong Weerasethakul, 2021
Immagini meditative, suoni di cui non si conosce la provenienza, tracce di un altrove lontano nello spazio e nel tempo, eppure percepibili.
Connessioni, vibrazioni, tra le persone e nei luoghi che le persone attraversano. Energia intrappolata nell’ambiente che tutto assorbe e tutto restituisce. La memoria, un processo di assimilazione legato a fattori esterni.
La ricerca di un rumore ossessivo, che non si riesce a spiegare perché sta nella testa, è un processo di apertura e di predisposizione all’ascolto che si avvicina molto alla follia. Senza filtri, senza ostacoli, senza freni inibitori per vedere tutta la bellezza e per sentire tutta la tristezza del mondo. Con le orecchie, con gli occhi, con la pelle.
Memoria di Apichatpong Weerasethakul è a metà strada tra video art e cinema e richiede lo stesso approccio olistico e sensoriale di cui narra. Siamo tutti collegati, interconnessi e non nel modo in cui lo intendiamo oggi ma con il respiro delle cose, dei luoghi, delle storie, delle vite degli altri. Siamo parte del tutto, per questo è solo nel senso di appartenenza che possiamo davvero capire di chi siamo. La costruzione dell’identità non è scevra dal nostro habitat psicofisico, sociale, naturale e temporale. La memoria di una specie ha la meglio sulla memoria del singolo.