Quello che non vi ho mai detto

casperway(54)
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Eccoci nel 2018, un altro anno è passato...e la sbornia pure. Mamma mia ragazzi, erano forse 10 anni che non riuscivo a lasciarmi andare così...già, 10 anni che la mia vita è completamente cambiata, da quando studiavo a Chieti.

Ero un ventenne come tanti altri, cercavo di studiare psicologia, bevevo, fumavo canne...fin quando ad un certo punto iniziai a sentirmi strano. Il mio umore era diventato altalenante, preferivo rimanere solo, la sera rimanevo in camera a giocare e bere anziché uscire con gli altri e la mattina facevo fatica ad alzarmi dal letto.

Senza accorgermene, ero caduto in uno stato di depressione. Il primo attacco di panico lo ebbi fumando una canna di erba, da li le cose sono cambiate in maniera graduale, iniziai a voler tenere tutto sotto controllo, ero diventato un insicuro cronico con una soglia di autostima bassissima.

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Fu così che intorno a Novembre lasciai l’università e tornai a Taranto. Mi accorsi però sin da subito che la mia vita era cambiata, devo ringraziare le varie sedute di psicoterapia e la neurologa se oggi mi trovo qui a scriverne.

Ovviamente gli amici quando ti vedono non capiscono. Oh ma che ti è successo! Dai riprenditi! Dai non ci pensare! Passerà, stai tranquillo, andiamoci a fare un birra...ma, non riesco neanche più a bere. E se mentre bevo mi viene un attacco di panico?

Mi svegliavo con gli attacchi di panico e andavo a dormire con gli attacchi di panico. Ogni cosa per me, ogni passo che facevo, ogni decisione che prendevo o non prendevo era motivo di ansia. Ma la cosa più brutta dell’ansia, è l’ansia che ti venga un attacco in qualunque momento.

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E se mi sento male? E se mentre mi sento male faccio una figura di ca...volo? Che diranno gli altri? Rideranno di me. Sembra assurdo...e dall’esterno effettivamente lo può sembrare, ma vi assicuro che per chi lo vive è un vero dramma.

Ti sembra di impazzire, anzi...forse sei pazzo, ma i pazzi non sanno di esserlo, quindi se lo dico vuol dire che non lo sono...e così via per infinite volte al giorno...e la sera quando vai a dormire ti chiedi se mai passerà, se mai ce la farai un giorno a tornare “normale”.

Gli amici di una volta piano piano non ci sono più, loro non ti capiscono, preferisci stare solo. Continuano a fare le stesse cose, a fumare, a bere, a fare viaggi, cose da ragazzi normali insomma, ma tu non lo sei, saresti di intralcio, non riesci ad uscire di casa figuriamoci a passare una serata con loro.

No no, meglio rimanere a casa, da soli, nella stanzetta...qui sono al sicuro, qui nulla mi può accadere, qui sono protetto, si si, rimango qui, chi me la fa fare di uscire, meglio qui, solo con me stesso, solo, ma almeno al sicuro.

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Ogni giorno ti arrabbi con Dio, cosa mai ho fatto per meritarmi tutto questo? Ho mai ucciso qualcuno? Perché a me? Perché proprio io? Fanculo non me lo merito! Maledizione, voglio solo tornare a fare serata con gli amici, a giocare una partita di calcetto senza stare col pensiero di un infarto da un momento all’altro, vorrei solo tornare a vivere!

Ed è proprio nella solitudine che iniziano ad arrivare le risposte. E se invece non è tutto così negativo? E se invece tutto quello che mi sta accadendo ha un senso? Perché, mi ricordo di aver letto da qualche parte, che gli attacchi di panico non sono altro che segnali che ti da il corpo.

Vuole comunicarti qualcosa. E’ energia repressa! Dice svegliati! Non va bene come hai vissuto fino ad ora! Datti una mossa e cambia!

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Già, iniziai a cambiare piano piano. Iniziai a vedere le piccole cose belle della vita. Il solo fatto di alzarmi la mattina senza quel peso nel petto per me era già un miracolo! Non mi serviva più uscire la sera e fare serata con gli amici, non mi serviva più bere alcool per divertirmi, non mi serviva più fumare le canne per rilassarmi ed evadere.

Avevo preso l’abitudine di andare a dormire presto la sera, per svegliarmi la mattina e godere della luce del sole! Iniziai ad andare a passeggiare vicino al mare, iniziai ad accettare e a voler bene al nuovo me.

Molto piano, con fatica e col tempo, grazie al lavoro dei dottori che mi seguivano e grazie alla mia forza di volontà, iniziai ad uscire fuori da quella condizione di malessere. Quello che mi era accaduto non era più un dramma ma una condizione fondamentale affinché io potessi cambiare!

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Ho capito che le cose vanno affrontate, non portate dentro e nascoste! Ho capito che non serve cercare di dimenticare se prima non si riesce ad accettare! Ho capito che la vita è un dono ed è troppo bella per passarla a lavorare chiuso dentro quattro mura!

Ho capito che quando quella fiammella (di cui parlavo nel post di ieri) arde dentro, allora vale la pena tentare! Ho capito che l’unica persona che davvero conta sono io ed è giusto che impari ad amarmi per quello che sono, perché quando impariamo ad amarci davvero, allora tutto il resto non conta!

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Ecco perché, col primo post di questo 2018, voglio augurarvi semplicemente di riuscire ad amarvi un poco di più, accettando anche quei piccoli difetti che, però, ci rendono così belli e speciali!

Colgo l’occasione per augurarvi un anno pieno di amore e consapevolezza!

Un abbraccio
Casper

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