Ciao amici Steemittiani,
lo so che molti di voi si son sentiti dire almeno una volta nella vita la frase che trovate come titolo di questo post: Le faremo sapere
E' la classica frase che ci si sente dire alla fine di un colloquio di lavoro e che personalmente mi infastidisce tantissimo, perchè sa di poco e niente, anzi, sa di perdita di tempo e basta.
Chi mi segue sa che sono mamma da poco più di 16 mesi, di un bimbo un pò mammone e poco dormiglione...mi è venuta pure la rima!
Quindi per tutto questo periodo e suppongo fino all'apertura delle scuole a settembre, credo che non farò altro se non seguire e stare con il mio piccolo: sono un libero professionista che ha fatto questa scelta.
C'è un però: qualche pomeriggio fa, è arrivato mio marito con un ritaglio di giornale che conteneva 2 annunci di lavoro.
Uno l'ho scartato a prescindere ( fuori Firenze) troppo lontano per solo 6 ore di lavoro.
Il secondo mi ha incuriosito, cercavano un architetto come arredatore in un negozio di Interior Design...
Lì per lì ho preso il ritaglio e l'ho messo da parte, perchè ho pensato che non fosse il momento di cercare un lavoro..però sapete quando vi rimane quel qualcosa in testa e non vi lascia finchè non ne parlate con qualcuno?
La sera ne parlai con mio marito e ovviamente lui premeva affinchè provassi ad inviare il curriculum, ma d'altro canto io cercavo mille scuse per non farlo:
Ma a chi lascio il bimbo?
Abbiamo già fissato due settimane di vacanze, come faccio? Non posso mica disdirle?
Insomma ogni cosa era una buona scusa per non farlo...ma in fondo erano preoccupazioni che mi assillavano da quando avevo letto quel ritaglio...avevo bisogno che qualcuno mi dicesse:
Non preoccuparti, possiamo organizzarci, ci sono i nonni, ci sono i nidi privati, in qualche modo faremo, per le vacanze li avviserai prima... te prova, non hai nulla da perdere!
Ero sempre più perplessa, ma un pò più convinta così inviai il giorno dopo il mio Cv.
Mi chiamarono qualche giorno dopo per fissare un colloquio: era mattina ed ero fuori; rimandai la risposta al pomeriggio.
Il bimbo era dai nonni e mentre mi avviavo verso casa loro mi assalirono mille dubbi, nemmeno mi avessero preso!
In fondo era da parecchio che non affrontavo un colloquio: scegliere cosa mettere, cosa portare, cosa dire! Dire che sei mamma? Oppure ometterlo? Prima non avevo quest'ultimo dilemma!
Comunque dopo varie perplessità decisi di fissare il colloquio per il lunedì successivo: c'era da capire a chi lasciare il bimbo e come organizzarmi. Mio marito fu molto lesto in questo: prese un giorno di ferie.
Il lunedì mi presentai al colloquio; pioveva, come sempre in quest'ultimo periodo a Firenze.
Credo che fu il colloquio più facile ed indolore tra tutti quelli che ho fatto in vita mia. Nulla rispetto a quello che mi aspettava il giorno dopo; infatti avevo superato brillantemente il primo step, ma il secondo step sarebbe stato quello decisivo.
Il giorno dopo andai a questo secondo colloquio, questa volta direttamente in negozio e quando mi chiamarono perchè era il mio turno, si presentò questa tipa con aria saccente e tacchi vertiginosi, che mi fece strada verso la stanza delle torture.
Mi fece il terzo grado! Vita morte e miracoli della mia vita, sia privata che professionale, ma cosa ancora più astiosa è stata la sua perseveranza nel cercare di convincermi che non era il lavoro adatto ad una mamma, perchè lei, mi disse, parlava da mamma!!! Mi aveva chiesto se avevo figli piccoli e a quel punto ho detto la verità.
Scusate, ma se lo può fare lei, perchè non posso farlo io?????
Ho cercato per tutto il colloquio di sminuire questa sua credenza, facendole capire che non avevo nessun tipo di problema qualora avessero scelto me, nemmeno a lavorare il sabato o la domenica, purchè fosse un part time; il tipo del giorno prima era stato molto tranquillo in merito, mi aveva fatto capire che mi sarebbero venuti incontro per gli orari, senza che fossi io a chiederlo.
Lei invece, tutt'altro! Invece di sostenermi in quanto mamma e professionista come me, cercava di spaventarmi dicendomi delle grosse difficoltà alle quali sarei andata incontro facendo questo lavoro! Per fortuna che si parla si solidarietà femminile!
Ho riscontrato più gentilezza e comprensione in un uomo che in una donna, per giunta mamma!
Ovviamente come poteva finire un colloquio di questo genere?
Le faremo sapere
Vi aggiornerò se mi chiamano...
Bye bye
B.