Ha suscitato vivaci commenti e febbrili polemiche la diserzione di Prieto dalla compagine cubana di pelota appena messo piede in suolo statunitense. Non molto tempo fa lessi una sua intervista in cui lodava il nuovo corso con cui l'Inder permetteva, attraverso precisi meccanismi, ai peloteros cubani di giocare nei campionati stanieri. Allo stesso tempo oggi i calciatori, i cestisti e i pallavolisti dell'isola che militano all'exterior sono tornati a far parte delle selezioni del loro paese, prestando il loro talento, e' bene ricordarlo, a titolo totalmente gratuito. Non dimentichiamoci che c'era stato un accordo fra la federazione cubana di baseball e la grande liga statunitense per il passaggio dei giocatori, che venne stoppato direttamente da Trump. E' ancora necessario oggi per un atleta che vuole cercare fortuna nel mondo riccorrere a certi mezzi? Allargando il discorso e' ancora necessario per il cubano qualunque che vuole lasciare il proprio paese montare una balsa, alla bene e meglio, per riuscire a solcare le 90 miglia che separano Cuba dall'ingombrante vicino del nord? Vediamo di fare chiarezza perche' la retorica de los tiburones che si cibavano dei poveri sventurati, fortunatamente, e' figlia di un'altra epoca, almeno nel contesto che prendiamo in esame. Che i cantanti vadano e vengano dall'isola come vogliono e' accertato, inutile ricordare le “memorabili” imprese di Descemer e del panzone di Gente de Zona. Gli sportivi stessi oggi vanno dove vogliono, se lo fanno legalmente possono rientrare nel paese senza problemi, in caso contrario e' giusto che paghino le conseguenze dei loro gesti visto che in un sistema Socialsta e' il paese che si accolla ogni costo per far diventare il campione tale. Lo stesso discorso vale per i medici e per altre figure professionali di rilievo. Ricordo per la millesima volta che oggi il cittadino cubano (tolte alcune categorie) per Cuba puo' andare dove vuole, quando vuole e con chi vuole. Non esiste piu' la carta blanca che era il classico foglio di via libera, oggi se ne hanno i mezzi e un passaporto acquistano un biglietto d'aereo e partono per...i paesi che li accolgono. Perche' questo e' il punto, fu Raul a rimandare la palla dall'altra parte della rete alcuni anni fa. Tolte le categorie di cui sopra nessuno impedisce a nessuno di muoversi...a patto di essere accolti nel paese di destinazione e di avere i mezzi per affrontare l'avventura. Siamo noi europei, canadesi, statunitensi, australiani che mettiamo dei bei paletti, che facciamo le interviste, che rilasciamo o meno visas, che neghiamo il passaggio in quanto il soggetto puo' risultare “possibile emigrante”. Cuba e' equiparata ad ogni altro paese extracomunitario quindi chi sceglie di muoversi deve attenersi a precise regole. L'istituto dell'invito turistico e' sempre valido ma se un 70 enne di Givoletto invita una 18 enne di Las Tunas e' facile che all'ambasciata italiana dell'Avana arriccino un po' il naso sentendo puzza di bruciato. Hanno torto? Oggi se hai il denaro, come avviene in ogni parte del mondo, puoi muoverti, due figli di miei conoscenti sono rimasti fermi 7 mesi in Messico al confine yankee in una sorta di campo profughi, in attesa di avere il via libera per entrare nelle terre confederate. In Messico ci sono arrivati in aereo e per passare il confine legalmente la famiglia ha tirato fuori altri bei soldi. Questo non e' certo imputabile a Cuba ed al suo sistema politico, le cose nel mondo funzionano cosi'. Poi certo ci sono i poveri disgraziati che attraverano le selve del centro America superando 6/7 frontiere, parliamo di gente che non ha mezzi per andarsene in altra maniera, non parlo certo solamente di cubani. Quando ero a Cuba c'era una carovana di guatemaltechi che venne presa a manganellate dalla polizia dell'Honduras. C'e' ancora gente che parte in balsa, certo, ma anche in questo caso parliamo delle ultime ruote del carro, poveracci equiparati alle migliaia che tentano di sbarcare sulle nostre coste ogni giorno e di cui vediamo le tragiche immagini che, purtroppo, ci lasciano indifferenti. Quindi oggi per Cuba valgono le regole in vigore nel resto del mondo, se hai soldi viaggi comodo altrimenti fai come puoi per cercare di realizzare i tuoi sogni. Del resto nel pezzo Titanic di De Gregori c'e' una frase che narra; “La prima classe costa mille lire, la seconda cento la terza dolore e spavento”. Parlava di italiani in cerca di fortuna nella grande mela. Quindi lasciamo perdere la retorica dei tiburones, oggi il vero problema ha sempre il nome di un animale, pero' terreste. Il Coyote.