Cari Hiveans,
non so se sia davvero questo lo pseudonimo di chi scrive o "vive" in questo "mondo", a quanto mi dice @libertycrypto27, libero e sostanzialmente sereno.
In definitiva credo che Hive sia un porto tranquillo in cui approdare!
Quest'avventura per me è un viaggio e, come ogni altra esperienza di vita, l'affronto con l'animo del fanciullo, che, immergendosi nella lettura magica e fantastica di una fiaba, è fremente ed attende che l'immaginario gli offra soluzioni straordinarie, impensabili, non rinvenibili nella cruda realtà.
Questo viaggio, però e sicuramente,non vorrei fosse in solitaria, quindi, ecco una mia scarna presentazione, non estetica, ma introspettiva, che vuol introdurre al mondo Hive la mia persona, i miei sogni, le mie ambizioni ed il desiderio di condividere quei momenti così belli, da spingere ognuno di noi a "fotografarlo" per non perderne il ricordo.
Il mio lavoro è la grafica, la mia passione è la musica, il mio impegno sociale è la salvaguardia dei diritti della persona, il mio sport è l'atletica, il mio colore è il blu, il mio scrittore preferito è Italo Calvino, ho perso, come molti di noi, persone importanti, senza le quali è stato difficile continuare, ma sono andato avanti.
Il mio sogno è scrivere, vorrei, infatti, tediarVi con alcune pagine di un libro, che sto completando e del quale pubblico già la copertina da me realizzata (...volutamente ho "biancheggiato" il mio nome e cognome, per privacy). Mi farebbe piacere scoprire che ci sia qualcuno disposto a leggere quest'avventura...
Seguono le prime righe per prologo.
Prologo
Lì, all’Ile du Levant, a La Plage dei Grottes, l’unico impegno era migliorare l’abbronzatura e pensare, riorganizzare la propria vita dopo che il tempo peggiore che si era forse concluso.
Gli era sembrato possibile, forse solo per un attimo, pensare ad un'esistenza fatta di giornate seduto a guardare passare le stagioni del mare, a cercare di comprenderne i mutevoli umori, a definire in una tavolozza le gradazioni dei blu e dei verdi dell'isola, a respirarne i venti, a toccarne gli odori.
Quando il giorno si concludeva e lì, a pochi metri dal mediterraneo, accampato nella canadese, restava sospeso tra la veglia ed il sonno ristoratore in attesa di emozioni costrette ed incipienti, di ricordi indotti, di sensazioni violentate dal volume delle cuffie dell’I-pad alzato fino al parossismo delle note, aspettando la notte profonda.
Proprio in quelle notti, così tante e così disperate cercava la magia nel reale, cercava qualcosa, cercava e voleva “le lune precipitose di Barsoon, e sfidare a duello colui che aveva osato, ed anelava un harem pieno, colmo, di affascinanti odalische”, e voleva Indiana Jones che, svegliandolo, dicesse “la caccia è iniziata”, e che una creatura di Manara, scuotendolo, lo attirasse in luoghi selvaggi ed ignoti alla ricerca, sconvenientemente, dell’avventura, ovvero cercava ciò che già, allora, avrebbe potuto avere, se il suo carattere schivo, introverso, esaustivo, non gli avesse impedito di raccogliere, a tempo debito, come la maturità avrebbe dovuto consigliargli, carezze, baci, parole.