Resto ferma davanti alla porta con un po' d'ansia, perché non so come sarà la persona con cui dovrò passare, per il prossimo anno, due pomeriggi tutte le settimane.
Respiro, prendo coraggio ed entro.
Mi trovo davanti una donna sulla cinquantina, un po' tondetta, con occhiali, del sud Italia, sorridente... Direi bene, prima impressione buona, mi sento più rilassata, così mi metto nell'angolo della stanza aspettando che la lezione precedente alla mia finisca.
Arriva il mio turno e, con ancora un po' di agitazione, mi siedo al pianoforte. Prima di iniziare a suonare parliamo un po', le spiego il mio percorso, quali brani ho studiato, ...
Inizio così a suonare.
"Spalle troppo alte"
"mani rigide"
"non vai a tempo"
"respira"
...
La dolce signorotta che poco prima mi aveva aperto la porta sorridendo, era magicamente scomparsa: era ufficialmente diventata il mio incubo.
Una mia amica ha poi scoperto che da certe persone si faceva chiamare con un nome, e da altre con un altro, così ci siamo fatte l'idea che fosse bipolare, l'insegnante buona e quella cattiva, due in una.
Le lezioni proseguono e non incontro quasi mai la versione buona, se non per il secondo in cui sorride per salutarmi al mio ingresso... anche in quel caso però sono in pericolo: se alle 12.31 dico "buongiorno" e non "buon pomeriggio" o "buona sera", mi tocca sorbirmi una spiegazione infinita su quando, come e perché si saluta. Sappiatelo: buongiorno vale solo fino alle 12.30.
Passano i giorni, le settimane, i mesi,... le lezioni continuano, e si va avanti con tanti, tantissimi esercizi di tecnica. Ai vari commenti dell'insegnante, si aggiunge quello che diventerà il mio preferito: DISINIBITA!!
Questa parola, nel tempo, andò a sostituire tutti gli altri commenti; voleva dire tutto e niente, fossero le note sbagliate o le braccia troppo rigide, l'unica cosa che mi sentivo dire è che dovevo essere più disinibita.
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