Cosa significa fare politica oggi?

anedo(51)
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Oggi mi sono messo a sfogliare il giornale, l'argomento principale naturalmente riguardava la politica italiana, ma non sono riuscito ad andare oltre il primo paragrafo di ogni articolo che ho svogliatamente sbirciato.

Ho deciso, quindi, di fare un post su quello che significa per me fare politica oggi.


immagine di mia proprietà

Ma prima di dire cosa è voglio dire quello che non è fare politica per me oggi.

Cosa non è la politica


In una vecchia intervista che ho visto su youtube qualche giorno fa, Carmelo Bene parla dell'Ulisse di Joyce, sottolineando l'eccezionalità di quel romanzo (anche per Joyce stesso). Tra le altre cose, ecco cosa dice su questo libro "rivoluzionario":

[da giovane] nella mia illusione, nel mio candore... dopo aver letto questo libro... mi son detto... "finalmente nessuno scriverà più un libro, finalmente si ripubblicheranno i classici come si deve, finalmente la gente in Italia rileggerà i classici". E invece no, c'è stata un'inflazione editoriale, si continua a scrivere sonnecchiando, dimenticando, cercando di rimuovere l'Ulisse di Joyce...

Questa considerazione di Carmelo Bene (già indicativa per il mio discorso, ma anche in qualche modo ambigua), mi ha fatto pensare ad un altro testo (serie di testi), rivoluzionari quanto l'Ulisse di Joyce per la nostra cultura (probabilmente, se si può dire, ancora più rivoluzionari).

Mi riferisco ai Dialoghi platonici, dove Socrate in giro per la città domanda ai sapienti dell'epoca: ma cos'è la pietà? Cos'è il linguaggio? Cos'è l'amore? Cos'è la morte? ecc. e ritrovandosi molto spesso con risposte problematiche, dove il sapere "presunto" dagli interlocutori di Socrate si dimostrava un "falso sapere".

Dopo questi testi, potrei immaginare, ogni persona che pensa di sapere qualcosa, prima di parlare attenderà pur un attimo prima di partire in quarta (mi immagino che all'epoca i sapienti se vedevano da lontano Socrate cambiavano strada, sintomo di intelligenza questo). E invece no, tutti noi parliamo di cose che non conosciamo pensando (non so perché) di averne sapienza.

E' così anche quando persone che non hanno mai allenato, né visto un allenamento di una squadra di calcio, alla fine di una partita parlano degli errori tattici della squadra perdente. E' così quando una persona che non ha mai insegnato vuole spiegare come fare il suo lavoro ad un insegnante. E potrei continuare con miriade di esempi. Quei testi di Platone forse vengono ancora studiati a scuola o in qualche università, ma di certo non vengono letti, perché non si spiegherebbe (se fossero letti e non solo studiati) il perché di questo parlare da esperti in ogni campo di cui tutti noi (la maggior parte di noi) siamo in qualche modo schiavi.

Ecco quello che penso: occuparsi di politica non è leggere un giornale, guardare la tv, e farsi un'opinione politica, che poi si difende retoricamente nella discussione pubblica (grande discussione sul nulla). Non è così da sempre e soprattutto oggi.

Cosa significa fare politica oggi


Fare politica oggi è occuparsi della vita pubblica a partire da ciò che noi sappiamo. E quello che noi sappiamo è quello che facciamo tutti i giorni (il nostro lavoro, le nostre relazioni, le nostre passioni e via dicendo).

Ad esempio, nessuno può dire ad un insegnante come dovrebbe lavorare (tranne l'allievo, ma in questo caso l'allievo lo fa a partire dalla sua pratica, quella di allievo naturalmente), sta a lui dire cosa gli serve per fare al meglio il suo lavoro. E questo vale per ogni attività. Questo per me è fare politica.

Un giovane, a cui non viene data un'opportunità di lavoro, deve lo stesso trovare il modo (ad ogni costo) di impegnarsi in una pratica, perché solo così raggiunge un sapere. Sapere necessario per lottare per la valorizzazione di quella pratica. Non si può essere rinunciatari, non si può dire: volevo fare l'artista ma in questa società non c'è spazio e quindi faccio il trader. Non è molto intelligente questo spirito, lasciamo fare il trader a chi lo vuole veramente fare e facciamo noi quello che vogliamo veramente fare, e se il nostro fare è svalutato dalla società lottiamo per dare valore a questo fare. Questo per me significa fare politica.

perchè è necessario fare politica


Perché oggi i nostri lavori stanno diventando giorno dopo giorno sempre più difficili da portare avanti in modo qualitativo. La questione quindi non riguarda solo chi il lavoro non ce l'ha, riguarda anche chi ce l'ha. Io so che tutti quelli che lavorano (i miei amici e conoscenti) sono tutti insoddisfatti. Non del lavoro in se, ma delle modalità che bisogna accettare per esercitare quel lavoro.

La lotta per il lavoro (per me l'essenza della politica oggi) non è più quella di garantire stipendi per poi fare altro con quei soldi (farsi una famiglia, andare in vacanza e divertirsi). Ma quella che recupera il senso del nostro fare (cosa facciamo e perché?), qualsiasi fare: quello del lavoratore, quello dell'appassionato, quello del volontario, quello del disoccupato. E dopo aver recuperato quel senso lottare per valorizzarlo.

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