SELENYA: L’OMBRA DI SVADHISTHANA Capitolo 7

VAILA

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the six shadows of the moon
(dettaglio)


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watercolor on paper
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La prima notte senza luna, nulla era più oscuro del cielo di Selenya. Nulla eccetto l’umore di Vaila.
Nelle settimane precedenti alla vigilia della luna dorata, il giovane aveva in più occasioni notato una maggiore timidezza e un più accentuato riserbo nella bella Arvinda, soprattutto nei suoi confronti. Tale condotta aveva, però, coinciso con il tanto atteso ritorno di Kiran ad Adhisthana dopo lunghi mesi passati a Kasiha. Il ritorno del caro amico aveva in qualche modo distolto l’attenzione di Vaila dal suo serrato corteggiamento di Arvinda, perciò era ragionevole pensare che lo stesso fosse vero per la ragazza, che era addirittura corsa incontro al fratello lungo la strada del ritorno non appena ne era stata informata.
Vaila non vi aveva, pertanto, dato particolare peso. Sapendo che tutta la famiglia di Avati avrebbe certamente preso parte alla Veglia Dorata a palazzo, contava di recuperare il tempo perso non lasciando che Arvinda trascorresse un attimo lontana da sé, rinnovando così la propria pretesa al suo affetto e al suo corpo. Proprio quella notte, però, era accaduto l’impensabile e il mondo di Vaila gli era crollato addosso in un momento.
Mentre Avati era intenta a conversare con la Devi Rania e Arvinda ammirava il tramonto poco distante, in compagnia di Kiran e sufficientemente lontana dagli sguardi indiscreti di ogni altro uomo presente, Vaila era andato a prendere da bere per tutti. Una sollecita cortesia che successivamente avrebbe considerato il suo più grave errore. Proprio in quel momento, infatti, li aveva raggiunti il principe Ravi con i germogli del mese.
Vaila non sapeva di preciso in che momento gli sguardi di Arvinda e Ravi si fossero incrociati per la prima volta, ma ricordava con precisione l’oscuro presagio che gli aveva gelato i sensi mentre gli ultimi raggi del sole morivano all’orizzonte e alcun bagliore di luna dorato ne prendeva il posto nel cielo. Mentre tutti si precipitavano verso l’ampio terrazzo per scrutare il cielo, confusi e preoccupati, Vaila fissava l’unica donna che avesse mai realmente desiderato legarsi innegabilmente e indissolubilmente ad un altro.
La monogamia non era certo un valore, a Svadhistana, ed erano quasi ignoti casi in cui uno svadhi rinunciasse ad ogni amante all’infuori del proprio compagno, se non altro in quanto reprimere la propria voluttà sarebbe stata un’eresia contro Kundalini Kama. A Vaila, però, tutto ciò era indifferente. Inutile pensare che un giorno avrebbe comunque potuto avere Arvinda nel suo letto, inutile sognarlo ancora, inutile illudersi. Tutto ciò che aveva sempre voluto era possedere Arvinda, tenerla per sé, saperla sua e di nessun altro ed ora quel sogno, quel desiderio, quel soffio di vita che aveva animato ogni suo respiro sin dal proprio risveglio era inesorabilmente infranto.
Mai avrebbe Arvinda potuto essere sua e sua soltanto. Mai avrebbe Vaila potuto essere l’unico o perlomeno il più importante uomo della sua vita. Arvinda apparteneva a Ravi e al Regno, era sempre stata destinata a loro e mai a lui per innegabile volere dello stesso Kundalini Kama. Che fossero maledetti. Tutti quanti.

Per giorni, dopo il buio di luna, Vaila evitò accuratamente sia i gemelli che Avati e il suo pessimo umore non fece che peggiorare nel constatare che Arvinda era estremamente facile da evitare. La giovane donna, ora yuva Devi di Svadhistana, trascorreva infatti ogni suo momento a Palazzo e in compagnia di Ravi. A Vaila rivoltava lo stomaco anche solo pensare a tutti i modi in cui quel pomposo, inutile bamboccio avesse già potuto godere di un corpo che sarebbe dovuto appartenere a lui, che gli spettava quasi di diritto avendoglielo Arvinda promesso ancora anni or sono.
Inizialmente era rimasto sorpreso del fatto che il Kama non fosse stato immediatamente annunciato dai Diarchi, ma l’incognita che incombeva dal cielo sul Regno e su tutta Selenya li aveva probabilmente spinti ad una maggiore cautela. Sperare che tutto si rivelasse un errore, un brutto sogno o che venisse posto nel nulla era comunque inutile. Arvinda era ormai rovinata ai suoi occhi e non si sarebbe certo fatto carico lui degli eventuali scarti del Principe.
Lui, che chiunque avesse un minimo di autorità in materia aveva giustamente riconosciuto essere uno dei più dotati fiori di loto che Svadhisthana avesse mai conosciuto. Lui, in grado di far raggiungere le vette del piacere a donne e uomini indistintamente e capace di trasformare il potere generato da quegli amplessi in un’energia inarrestabile, che la sua sola mente era in grado di plasmare a piacimento in innumerevoli effetti portentosi. Lui, cresciuto nel potere di una divinità, ma prescelto anche da un Altro, dai poteri ancor più sconfinati. E Ravi chi era, se non uno nato nel posto giusto? Inconcepibile.
Vaila decise che era meglio dedicare ogni sua attenzione al lavoro, piuttosto che a tali futili pensieri, e donarsi a chi fosse in grado di apprezzarlo.

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Alla fine, fu Arvinda a trovare Vaila, dopo settimane di silenzio. Lo raggiunse, sola, in uno degli ampi saloni del tempio.
“Vaila,” esordì pacata ma senza esitazioni, accennando un sorriso. “Ti ho trovato, finalmente. È passato molto tempo.”
“Arvinda,” la apostrofò lui, sorpreso. Ritrovarsela innanzi in carne e ossa lo aveva turbato per qualche momento, ma si riprese rapidamente e le rivolse il suo miglior ghigno sarcastico. “Anzi, no. Le mie scuse, yuva Devi. Cosa posso fare per Voi? Se siete in cerca di riverenze, devo avvertirvi: non sono per niente il tipo.”
“Vaila, ti prego… Sono la stessa di sempre.” Arvinda cercava di mantenere un tono leggero, ma l’espressione bellicosa di Vaila la fece esitare. A questa affermazione, tra l’altro, gli occhi del giovane sacerdote si infiammarono.
“La stessa dici? Non credo proprio. Non sei certo la bambina con cui sono cresciuto o la ragazzina che ho riempito di attenzioni, a cui ho dedicato tempo ed energie. Non sei nemmeno la giovinetta che ho corteggiato con devozione e dedizione per anni e che mi aveva fatto tante belle promesse… e non lo sei da ben prima che quelle stesse promesse diventassero irrealizzabili, non è vero?!”
Mentre parlava, il tono di Vaila si faceva sempre più acceso e il giovane aveva iniziato ad avvicinarsi ad Arvinda con fare minaccioso. La giovane donna si impose di non indietreggiare: era tempo di smetterla di scappare da Vaila e fare ciò per cui era venuta, espiare le proprie mancanze nei suoi confronti. Vaila terminò, però, la sua invettiva afferrandole il braccio e scuotendola con forza, strappandole un gemito di sorpresa e indignazione.
“Vaila! Hai perfettamente ragione, ma ti prego contieniti,” esclamò Arvinda cercando, invano, di liberarsi dalla presa dell’amico.
“Certo che ho ragione, ma cosa vuoi che me ne faccia della ragione! Se sei venuta qui solo per sbattermelo in faccia, puoi pure tornartene tra le braccia del tuo principino: non mi interessa.”
“Sono venuta per chiederti scusa, Vaila. Sei il più caro amico di Kiran e ti ho sempre considerato alla stregua di un fratello. Non sono stata corretta con te nel nasconderti il mio risveglio, ma non avevo intenzione di mentirti o farti soffrire: stavo solo rimandando la mia rivelazione, non mi aspettavo certo che sarebbe successo tutto questo.”
Arvinda aveva smesso di divincolarsi, preferendo tornare a toni più civili ma decisi, e andò dritta al punto. Non se ne sarebbe andata senza aver detto ciò che era venuta a dire. Alle sue parole, Vaila scoppiò però in una fragorosa risata.
“Soffrire? Piccola ingenuotta, credi che soffra e spasimi per te? Sei tu ad aver perso un’occasione con me, bellezza, e sicuramente non starò qui ad aspettare che tu ti stufi del tuo nuovo giocattolo reale. Spero che il povero Ravi sappia che civetta si è trovato tra le mani. Ma quanto alle tue scuse, mi sono utili quanto l’aver ragione. Troppo facile infrangere le proprie promesse e poi sperare di rimediare con qualche bella parolina.”
“Mi dispiace che tu la pensi in questo modo, ma non saprei cos’altro fare se non scusarmi. Sei libero di non accettarle, ovviamente, ma le mie scuse sono tutto ciò che ho da offrirti.”
Il volto di Vaila fu nuovamente solcato da un ghigno, stavolta assai più malizioso, e il giovane afferrò più saldamente Arvinda, stringendole entrambe le braccia. “Di questo non sarei così sicuro,” rispose con luccichio sinistro negli occhi. “Per tenere fede alla tua promessa ormai è tardi, ma sono sicuro potremmo trovare un diverso accordo…”
La stretta presa di Vaila su Arvinda aveva portato i loro corpi a stretto contatto e, mentre parlava, il giovane aveva avvicinato sempre di più il suo volto a quello di lei. Arvinda cercò nuovamente di divincolarsi, ancora una volta invano, ma quantomeno allontanò il suo volto da quello dell’amico.
Vaila approfittò del fatto che per allontanarsi lei avesse dovuto esporre il lungo e bianco collo. Abbassò la testa e le sfiorò con le labbra la pelle, candida e morbida, azzardando anche un piccolo morso, mentre le sue mani le sfioravano i seni e scendevano a stringerle i fianchi con violenza.
“Ormai il principino si sarà ben divertito con queste tue curve eccitanti… ma ci sono sicuramente ancora una cosa o due che posso insegnarti…”
Arvinda fu scossa da un brivido e per l’ennesima volta esclamò il nome del compagno, anche se non con il tono eccitato e vagamente trasognato che Vaila per anni aveva sperato di sentirle emettere tra le sue braccia. “Vaila! Smettila… Vaila, basta… Vaila, lasciami subito andare… Non voglio!”
Non appena Arvida ebbe pronunciato le ultime due parole, Vaila sentì una scossa decisamente poco erotica attraversargli il corpo e per qualche momento non riuscì a muoversi, abbagliato da un intenso lampo arancio. La spinta di Arvinda sembrò assumere forza sovrumana e finalmente riuscì a spingere Vaila lontano da sé. Arretrò ancora qualche passo, per mettere maggiore distanza tra loro due e quando Vaila si fu ripreso vide che Ravi era accorso nella stanza e si trovava ora poco distante dalla propria promessa sposa. Arvinda non era, quindi, venuta da sola e Ravi sembrava furente.
“Cosa diamine sta succedendo qui? Arvinda, ti ha messo le mani addosso?”
“Non preoccuparti, Ravi. Ci siamo un po’ animati nella discussione, tutto qui. È tutto a posto,” lo rassicurò lei allungando affettuosamente il braccio verso l’amato. Poi si rivolse di nuovo a Vaila, con tono perentorio. “Non è successo nulla e non ne parleremo mai più, giusto Vaila?”
Il giovane sacerdote, per quanto tronfio del proprio valore e della propria importanza all’interno del Culto, era ben consapevole che antagonizzare i Diarchi, giovani o anziani che fossero, non avrebbe portato a nulla di buono. Se il rifiuto implicito di Arvinda l’aveva offeso nell’orgoglio, la sua evidenza concreta l’aveva reso furioso, ma non era questo il momento di cercare vendetta. Annuì e confermò le parole della giovane donna, chinandosi in una piccola riverenza.
“Mi scuso per la mia irruenza, yuva Devi. Vi auguro buona giornata.”
“A te, Vaila. Spero potremo tornare presto a essere buoni amici.”
Mentre i futuri Diarchi uscivano, Ravi lanciò un’ultima occhiataccia a Vaila, che ricambiò lo sguardo con malcelato stoicismo.

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“Ho sentito che hai avuto un’accesa discussione con la yuva Devi, ragazzo,” disse l’uomo, comparendo quasi dal nulla accanto a Vaila mentre il giovane osservava il tramonto da una delle tante terrazze del tempio.
“Dubito tu l’abbia sentito da qualcuno, vecchio. Non credo nessuna delle parti coinvolte lo sarebbe venuto a raccontare a te o a qualcuno che conosci.”
“Non preoccuparti di chi io conosca. Rimedia, piuttosto.”
“Prego?”
“Mi hai capito bene. Riappacificati con la ragazza, a qualunque costo.”
“Non vedo come la cosa possa interessarti, vecchio, né a che titolo tu pensi di potermi dare ordini riguardanti la mia vita privata.”
L’uomo rise di gusto e guardò Vaila con condiscendenza.
“Ragazzo, non ho tempo per la tua spocchia o la tua miopia. Sei una valida risorsa per la nostra… organizzazione… questo non lo nego. Ma non decidi tu come gestire i nostri affari e non ti devo nessuna spiegazione.
D’altra parte, non ci vuole un genio per capire l’importanza nel mantenere buoni rapporti con la nuova erede di Svadhisthana, tra l’altro figlia del Loto Maggiore e di un importante emissario del regno.”
Vaila si irrigidì alle parole del suo interlocutore. Era stato avvicinato da alcuni esponenti di questa “organizzazione”, come l'aveva definita il vecchio, più di un anno prima e non aveva esitato nel collaborare con loro, condividendone scopi e intenzioni. In oltre un anno, però, non aveva conosciuto che le persone che l’avevano inizialmente contattato, peraltro mai più viste, e questo vecchio, che rappresentava il suo “contatto” con gli altri membri del gruppo. Un gruppo della cui esistenza, in effetti, iniziava a non essere più tanto sicuro, temendo di aver sprecato un anno di energie e aspettative su qualcosa che non si sarebbe mai concretizzato.
“Strano. Pensavo, piuttosto, che questi titoli non avrebbero più avuto valore, nel lungo termine.”
“E qui sta il tuo errore: pensi. Non è il tuo ruolo e non ti riesce neanche tanto bene, mio caro. Lascia perdere. Riavvicinati alla ragazza, dovessi strisciare implorando il suo perdono per farlo.”
Vaila si infiammò nuovamente alle parole dell’uomo ed era in procinto di rispondergli a tono quando questi semplicemente si voltò e se ne andò, chiudendo di fatto la conversazione. Vaila sapeva che rincorrerlo sarebbe stato inutile. Aveva ancora gli occhi ricolmi del viola intenso della veste dell’uomo che si allontanava quando la luce del sole sparì, infine, all’orizzonte. Gli ci volle qualche momento per realizzare non solo che in cielo era finalmente ricomparsa la luna tanto attesa, ma soprattutto che era di un colore mai visto prima.


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Selenya: Le sei ombre della Luna
Presentazione del progetto

Prologo: Il tramonto delle sei lune
Capitoli 1-5

Capitoli 6

L’arte di Selenya

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olio su acrilico
carolineschell
 

La Luna Grigia di Rak-Thul
@mirkon86
La Luna Dorata di Porpuraria
@coccodema
La Luna Rossa di Tlicalhua
@gianluccio
La Luna Bianca di Alfhild
@acquarius30
La Luna Blu di Kasiha
@kork75
La Luna Arancio di Svadhisthana
@imcesca

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Cap. 1: Prologo pt. I
Cap. 2: Prologo pt II
Cap. 3: Risveglio
Cap. 4: Adulta
Cap. 5: Kama
Cap. 6: Amplesso

Per recuperare i capitoli precedenti del nostro romanzo a dodici mani e per rimanere aggiornato sulle nuove pubblicazioni, segui il profilo ufficiale di @selenya

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