Selenya: l'Ombra di Tlicalhua - Capitolo 11 - Incrocio di Destini

Quando le pareti del cunicolo franarono grazie ai poteri della donna, Nahua si ritrovò a pensare velocemente ai risultati di quell'azione.


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Innanzitutto, erano ufficialmente salvi. Ci sarebbero volute settimane, forse mesi per ripulire il cunicolo dalle macerie e per i predoni non aveva senso perdere tempo a liberare il passaggio.

Secondo: i loro inseguitori erano al corrente di essere stati scoperti. Sapendolo, avrebbero sicuramente impacchettato le loro cose e lasciato l’accampamento. Avrebbero avuto tutto il tempo, dato che il crollo del tunnel impediva il passaggio da entrambe le direzioni.

Terzo: ultimamente aveva spesso a che fare con la magia. Ricordava il vento nei capelli ed il viso di un uomo avvolto da una coltre di fumo… chi era?

Il ricordo svanì come una bolla di sapone: guidò i due viandanti di Porpuraria lungo gli ultimi metri che li separavano dal fondo del pozzo e verso la libertà.

Quando arrivarono sul fondo umido del pozzo, Nahua si rese conto che la corda era stata issata fuori: una precauzione per evitare che a risalire fossero le persone sbagliate.

La ragazza si mise le dita in bocca e fischiò forte, come le avevano insegnato tra i pascoli Xihuitl quando era schiava… e si stupì di ricordare. La sua amnesia stava finalmente cedendo?

“Parola d’ordine” disse una voce fastidiosa e gracchiante dall'imboccatura del pozzo, come di unghie che stridono sul marmo… la voce di Ametl.
“Tira giù quella corda o salgo su da sola e la uso per impiccarti” rispose acida Nahua.
“AH” ridacchiò il predone. “…Me la ricordavo diversa, ma andrà bene lo stesso.”

L’attempato guerriero calò una fune; la ragazza ne saggiò la resistenza e disse ai due viaggiatori: “Aspettatemi qui, vi dirò io quando salire”. Detto questo, si arrampicò lungo la corda.

Fuori era l’alba: il gelo della notte nel deserto stava lasciando il posto al caldo torrido del giorno. I primi raggi del sole, rosso all’orizzonte, cominciavano a illuminare il cielo stellato e a nascondere per le prossime ore la spettrale Luna Viola.

Superato il bordo del pozzo, di ritrovò davanti un perplesso Ametl, un risoluto Tepeyotll e uno Xoku quasi in lacrime, che superò il suo imbarazzo gettandole le braccia attorno al collo.

“Nahua, meno male… sei sana e salva!” le disse il chierico.
“Lì sotto ci sono un uomo e una donna. Sono tuoi prigionieri?” Chiese Ametl.
“No: non i miei.” rispose la ragazza, sollevando il cappuccio dal volto e sistemandosi i capelli con due rapidi gesti della mano. “Sono stati catturati dai predoni ed io li ho liberati. Hanno un libro interessante… qualcosa che forse può aiutarci a fare luce sulle nostre scoperte alla grotta”.

Tepe la fissò negli occhi. “Ci si può fidare?” chiese.

Lei non abbassò lo sguardo. “Non lo so”.

Ametl si leccò le labbra. “La donna non sembra per niente male, mi prenoto in caso dovessimo scoprire che sono spie!”

Xoku guardò male il predone e disse: “Che siano spie o no, tiriamoli su e poi decideremo”.

Ametl si rivolse al chierico con fare canzonatorio: “Vedo il desiderio nei tuoi occhi Xoku: tranquillo, quello coi baffi lo lasciamo a te.”

L’uomo e la donna salirono faticosamente la corda: ad aspettarli sulla terra ferma, c’erano Ametl e Tepe con le armi sguainate.

“Non azzardatevi a fare una mossa falsa o l’ultima cosa che vedrete in questa vita sarà la lama della mia ascia”. Disse Tepe. Poi indicò un bivacco poco distante, costruito al riparo dal sole sotto le macerie della torre di guardia. “Parliamo.”

Si sedettero intorno al cerchio di pietre.


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Tepe poggiò il proprio peso sull'enorme ascia e chiese: "Chi siete? Quali sono i vostri nomi?"

Rispose l’uomo: “Veniamo da Porpuraria e come detto alla vostra amica cercavamo aiuto per leggere un libro scritto nella vostra lingua. Il mio nome è Gano e la mia compagna si chiama Batina. Questo è il libro che la vostra amica ci ha aiutato a leggere.”

Gano porse il libro all'uomo facendo attenzione a non fare movimenti bruschi o sospetti. Tepe lo aprì e cominciò a leggerlo.

Xoku si intromise nell'interrogatorio: "Lo fate per vostra iniziativa o seguite gli ordini di qualcuno a Porpuraria?"

I due si guardarono e presero un po' di tempo prima di rispondere; poi rispose Batina: “Sicuramente anche da voi ci sono stati eventi particolari dovuti al buio e alla nuova luna. A Porpuraria sono successe molte cose che hanno obbligato il Re a cercare informazioni su come rimettere in ordine le lune. A quanto pare la Luna viola ha scelto noi due per scoprire l'arcano che si cela dietro di lei”

Ametl ridacchiò: "Ho avuto a che fare con schiavi da Porpuraria, e conosco il tatuaggio che porti alla caviglia. Perché il re avrebbe scelto una puttana per una missione così delicata?"

Batina si accigliò. “Quale parte di - è stata la Luna Viola a sceglierci - non ti è chiara?” poi si rivolse a Nahua: “Ma questo tizio tratta tutte le donne così?”

La giovane ladra annuì, sospirando profondamente.

Batina riprese il discorso: “E comunque, magari, una puttana ha più capacità di uno zoticone di venire a sapere le cose. Sai... molti uomini si convincono meglio con un paio di tette che con un'ascia”

Ametl la guardò stranamente serio: "Non so, sono ancora confuso. Questa storia dell'essere scelti dalla luna mi sembra strana. Ti va di andare a convincermi in privato?"

“Quando avrai un tatuaggio con una mela, allora sì” Rispose la donna. “Se tu avessi conosciuto schiavi del nostro popolo sapresti benissimo che non possiamo accoppiarci con persone nate in altri luoghi. Secondo me ti piace fare lo sbruffone vantandoti di cose che non hai mai fatto in realtà.”

Ametl sorrise sornione: "Ricordo benissimo come si mettevano a piangere le schiave di Porpuraria mentre venivano violentate, sicure di portare Selenya alla distruzione. Un paio me le sono fatte anche io. Se vuoi ti dimostro quanto poco funzionano i vostri Dei qui nel deserto." avvicinò una mano per toccarle una coscia.

Batina fu colta da un attacco incredibile di rabbia ed il suo bracciale iniziò a sprizzare scintille violacee. Gano le mise una mano sulla spalla allontanando l'uomo: “Credo che sia il caso di interrompere questi discorsi prima che qualcuno si faccia male sul serio”

Ametl ritrasse la mano spaventato: “Ow ow ow, calma ragazza… va bene non ti tocco.”

Tepe chiuse il libro con un tonfo. “Si parla di un'iscrizione e una profezia. Sapete di quale profezia parla il libro?”

Gano prese la parola: “Se guardi nell'ultima pagina del libro che hai in mano, troverai delle parole alla rinfusa. Quelle parole, provengono dalla grotta descritta nel libro. Come vedi tremolano come se cercassero il luogo dove appoggiarsi definitivamente e forse fanno parte della profezia. Di sicuro l'iscrizione non è più leggibile”.

I quattro avventurieri di Tlicalhua si scambiarono degli sguardi, poi lentamente Xoku tirò fuori la pergamena insanguinata; in un turbinio color ocra, le parole si trasferirono dal libro alla pergamena.

Nahua osservò il formarsi delle parole a bocca aperta. "Seguite le parole della profezia che splendono nei colori degli dei..." sussurrò tra sé e sé.

Tepe osservò pensieroso la situazione, poi disse: "Anche noi siamo stati inviati dal Dragone per investigare sulla Luna Viola. Dopo essere stati attaccati dai predoni che vi avevano catturato, siamo giunti anche noi in un posto dove erano custodite delle parole scritte con un inchiostro magico.”

“Allora a quanto pare i nostri destini si sono incrociati” disse Gano. “e quindi dobbiamo proseguire tutti insieme per arrivare ad una soluzione”. Il cortigiano non sapeva chi tra loro fosse il capo e quindi si rivolse a tutti indistintamente, anche se con lo sguardo si era soffermato sull'ultimo uomo che aveva parlato.

Ametl borbottò sarcastico: “Bene, il numero di sgualdrine del gruppo continua ad aumentare...”

Nahua gli rivolse uno sguardo disgustato, poi si rivolse a Tepeyotll: “Da quanto ho visto, Gano e Batina sono dei maghi. Potrebbero rendersi utili durante il nostro viaggio.”

Xoku disse: "Per me va bene."

Ametl alzò le spalle sconsolato e bevve dalla sua fiaschetta.

Tepe si alzò in piedi. "Prima di viaggiare insieme dobbiamo essere sicuri della veridicità delle vostre affermazioni. In che maniera potete dimostrarci la vostra buona fede? Come facciamo a capire che non lavorate per i briganti con i quali avete combattuto?"

Batina riprese la parola: “Avete preso la nostra profezia e le nostre informazioni. Non sappiamo nemmeno come vi chiamate. Siamo stati sinceri e abbiamo risposto alle vostre domande senza chiedere niente. Semmai siamo noi ad aver bisogno di prove sulla vostra buona fede!”

Gano fece un cenno alla donna per cercare di calmarla: “Certo, hai ragione a dire che ti serve una prova. Ma ha ragione anche Batina quando dice che anche noi abbiamo bisogno di sapere chi siete voi. Possiamo andare avanti con mille prove, mille richieste, ma alla fine cosa otterremo? Ognuno di noi vorrà sovrastare l'altro e finirà con la reciproca distruzione. Penso che sia il caso, per entrambi, di fare un passo indietro e lasciare che siano gli dei a decidere i nostri prossimi passi.”

Tepe annuì gravemente. "Io sono Tepeyotll, del clan Tletepetl. L'uomo dalla lingua lunga è Ametl, del clan Anáhuac. L'accolito è Xoku, del clan Tzacualli. La ragazza è Nahua, schiava del Dragone."

Poi disse, con tono estremamente formale: “D'ora in avanti, se voi accetterete, sarete sotto la protezione della guardia Reale di Tlicalhua. Giuro sul mio onore che nessuno di noi o dei nostri compatrioti vi torcerà un capello fino a quando sarete accompagnati da me, Tepeyotll del clan del Vulcano. Questo è il massimo che posso fare qui, ora. Invocare gli dei non è prerogativa mia o dei miei compagni.”

Ametl sputò a terra: “Se avete intenzione di invocare delle divinità a sproposito, in quello sono un campione!”

Xoku gli diede una bastonata sul ginocchio e gli scoccò uno sguardo severo.

Gano annuì: “Per noi è più che sufficiente. Quale sarà allora il prossimo passo da fare?”

Ci fu un silenzio teso tra tutti i presenti, che venne interrotto dal rumore di un tappo di sughero estratto da una bottiglia. Ametl posizionò rumorosamente il fiasco pieno di un liquido scuro al centro del bivacco e disse:

“Che ne dite di berci su?”

Selenya: Le sei Ombre della Luna


Le Sei ombre della Luna - immagine di @armandosodano

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