La Cerimonia

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Anno 2068. Roma. Chiesa di San Giovanni. Ore 10.

I fedeli si riunirono come ogni domenica davanti al Sagrato nell'attesa di entrare.
Pregavano con in mano il rosario, ricreando un brusio collettivo tipico degli insetti.

Puntuali, i due buttafuori vestiti di nero aprirono i portoni e si posizionarono vicino ai tornelli. I fedeli entrarono in fila indiana identificandosi dinanzi ad una fotocellula tramite il cellulare, e presero posto nelle navate centrali e laterali ognuno nel proprio banco prenotato una settimana prima. Tutti pagavano una cifra per partecipare in base al settore in cui erano seduti. Ovviamente, più si era vicino all'altare più si pagava. La chiesa poteva contenere duecento persone e quella domenica fu gremita come sempre. Telecamere ovunque riprendevano i fedeli durante la cerimonia. Sull'altare, era posizionato un computer per svariate operazioni.
Tra le più importanti, archiviava i nomi e cognomi di tutti i partecipanti e calcolava in tempo reale le donazioni di ciascun presente al momento dell'offerta.
Dietro l'altare, posto leggermente più in alto di qualche gradino nello spazio semicircolare dell'abside, c'era un altro altare sopra il quale era fissato un maxischermo.
Dopo che i fedeli si sedettero l'organo cominciò a suonare annunciando l'arrivo del sacerdote.

Egli entrò con l'abituale talare di color rosso e con la mantella finemente decorata di color nero.
Alzò una mano benedicendo i fedeli e diede inizio alla cerimonia.
Nella chiesa c'erano tutte le categorie della società. Dall'operaio disoccupato all'imprenditore di successo.
Tutti potevano partecipare, bastava solo permetterselo economicamente.
Arrivò il momento tanto atteso dopo mezz'ora di omelia. Il sacerdote, invitò tutti ad estrarre il cellulare per procedere all'offerta. I fedeli ubbidirono e aspettarono il segnale.
L'offerta minima era di un euro, mentre per quella massima non c'era limite.
Su ogni telefono dei presenti era installata un'applicazione di proprietà della chiesa, e serviva per versare l'offerta tramite un codice bancario.
Una volta fatta, tutti attendevano il responso di quella più bassa e quella più alta.
Il computer sull'altare riceveva tutte le offerte dei presenti ed elaborava in pochi secondi il risultato.

Il sacerdote alzò la mano, e l'organo annunciò l'inizio delle donazioni nel tempo massimo di un minuto.
Un silenzio religioso investì la sala come di consueto.
Solo le fiamme sputate dai candelabri giganti a fianco dell'altare fecero rumore.

Trascorso il minuto a disposizione, il sacerdote alzò la mano dando lo stop al tempo.
Osservò il computer che stava registrando tutte le offerte, vide i risultati e dopo poco si rivolse ai presenti.
"Miei cari fratelli e sorelle, è giunto il momento anche oggi di celebrare l'unico e vero nostro Signore.
Tutti voi attendete questo momento per sacrificare e rinascere nella vita eterna, donando al Signore ciò che lui ha donato a tutti noi, la vita."
Il sacerdote chiamò i nomi delle due persone che avrebbero terminato la funzione nel sangue e nel corpo dell'unico Signore.

"Zaccaria Rossini... E Tito Verdi...Avvicinatevi all'altare per favore."
I due si alzarono gonfi di felicità e raggiunsero l'altare avvicinandosi di gran lena.
Ricevettero il segno sulla fronte, una croce intinta nel sangue della precedente offerta come simbolo della prosecuzione della vita eterna.
Il sacerdote guardò Zaccaria, e gli chiese con un sorriso come mai avesse fatto l'offerta più alta corrispondente alla cifra di tremilacinquecento euro. Egli rispose con ardore.
"Voglio investire questi soldi per dimostrare la mia fedeltà ed il mio cieco amore al nostro unico Signore."
Un applauso partì dalle navate. Poi il sacerdote si rivolse a Tito chiedendogli dell'offerta più bassa.
"Ho solo vent'anni ma sono stanco della vita terrena. Solo con il Signore trovo la pace e la serenità di cui ho bisogno. Voglio dargli il mio sacrificio, come lui ha dato il suo a tutti noi."
Altri applausi scrosciarono dai banchi.

Zaccaria e Tito furono portati dietro, sul secondo altare sotto il maxischermo.
Tito, dopo essersi spogliato, si sdraiò a pancia in su sopra una coperta d'oro interamente ricamata.
Zaccaria si avvicinò e si fermò al suo fianco rivolgendo lo sguardo verso i fedeli che erano intenti a fissare il maxischermo.
Il sacerdote portò il vassoio sul quale era appoggiato il coltello in bronzo affilatissimo.
Zaccaria prese il coltello e alzò la mano in cui lo stringeva. Guardando verso i fedeli urlò.
"Per nostro Signore! Sempre sia lodato!" La folla rispose." Sempre sia lodato!"
E infilò il coltello nella pancia di Tito. Quest'ultimo riuscì a pronunciare ancora due parole, quasi sottovoce, dopo che il coltello gli sventrò la carne.
"Grazie...Signore..."
Zaccaria alzò il coltello insanguinato mostrandolo ai fedeli che applaudirono e gridarono tutti in coro.
"Sia lodato nostro Signore! Sempre sia lodato!"
Il sacerdote bagnò le sue dita nel sangue di Tito e invitò tutti a fare il segno della croce.
Zaccaria coprì il corpo di Tito con il lenzuolo funebre e tornò a sedersi con gli altri per il saluto, la benedizione, e il congedo del sacerdote.

           Fine
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