Avventure in gocce- Capitolo 7

[foto presa dal web]

Lampi e tuoni popolano il pomeriggio interrompendo la calura estiva oramai esasperante. Il bagliore che giunge nella stanza lo fa predisporre al nuovo viaggio lasciando che il bricco fischi la partenza non appena l’acqua al suo interno fosse pronta per il te. Sistemò la sedia come al solito e si preparò a scegliere la goccia da seguire e non appena l’aria venne lacerata dal fischio acuto del bricco si sistemò meglio che potè ed attese. Non dovette farlo per troppo tempo poiché, dopo uno schianto seguito dal un abbaglio accecante, le gocce iniziarono a correre sul vetro ed egli, con una di esse, partì ancora.
Il caldo lo investì togliendogli il respiro mentre una pellicola di sudore lo avvolse in tutto il corpo bagnandolo all’istante. Il sole a picco su di esso non gli faceva proiettare ombra mentre si incamminava in un punto consultando la mappa che , srotolata, teneva di fronte a se. I passi che compiva erano intralciati da una sabbia fitta e leggera ma che, a spostarla era pesante al punto di impedire di camminare e oltre a rare palme che si stagliavano verso il cielo, nulla si poteva scorgere all’orizzonte, eppure sapeva che qualcosa era li, celata da quella coperta giallastra e pesante. Contava ogni passo poi, si fermò e si fece dare un badile da uno degli uomini che lo accompagnavano e dopo un ulteriore sguardo minuzioso, prese a scavare in un punto apparentemente anonimo.
Nuvole di sabbia trasportate dal vento si sollevarono dal suo lavoro poi ad un tratto un rumore secco e metallico fece intuire che il badile aveva colpito qualcosa e tutti accorsero curiosi. In ginocchio, l’attrezzo poggiato accanto a sé, scavava con le mani scoprendo rapidamente il profilo di alcuni massi. Esortò i compagni a scavare anch’essi e ben presto i massi presero forma scoprendo una piramide e con essa il portale che vi dava l’accesso. Eccitato ed euforico si precipitò su di esso scoprendo che il tempo ne aveva corroso i sigilli spalancandolo, offrendo a chi osservava da fuori, la vista di un foro scuro ma in un certo senso invitante. Si affacciò su di esso e fragranze a lui sconosciute giunsero alle sue narici trasportate da un filo di vento che proveniva dall’interno trasportando con se oltre agli aromi, un fresco ed umido rigolo di aria. Attese che l’ingresso venisse liberato definitivamente dalla sabbia, poi presa una torcia, legò alla vita una corda che assicurò all’ingresso e si incamminò estasiato. All’interno dipinti rappresentavano scene di vita di colui che probabilmente vi era li sepolto, e camminando con il volto sollevato non si rese conto di quanto si stesse addentrando all’interno fino a quando il corridoio che stava percorrendo non giunse in una larga stanza nel cui centro vi era adagiato un sarcofago di pietra. L’aria era completamente rarefatta tanto che la torcia che stringeva con la mano destra faticava ad ardere rendendo l’atmosfera ancora più spettrale. Si avvicinò e stendendo la mano andò a toccare la pietra che probabilmente non veniva toccata da almeno mille anni e sorrise alla sensazione che ne ricevette. Non potè però godere troppo della sensazione perché non appena toccato, il coperchio si sbriciolò in una nuvola di polvere lasciando intravedere cosa contenesse il sarcofago. Una maschera copriva il volto del corpo deposto all’interno che era completamente avvolto in bende. Fece per allungare la mano ma un profondo respiro lo fece fermare trasalendo facendogli rendere conto che il respiro era stato esalato dell’essere avvolto che, lentamente, stava sollevandosi in piedi, mettendosi seduto. Sentì i capelli rizzarglisi in testa ed il sudore gelarglisi addosso insieme al sangue ma non riuscì a muoversi fino a quando la creatura stese la sua mano toccandolo. Un urlo gli salì alla gola facendolo voltare e scappare via rapidamente mentre tutta intorno a se incominciava a tremare e crollare. Nella polvere intravide la fessura rettangolare del corridoio e con rapidità cercò di raggiungerlo fuggendo, sapendo che la creatura lo seguiva, rapido e silente nei passi, ma vicino e pronto a trattenerlo. Delle pietre iniziarono a staccarsi dal soffitto e iniziò a correre tenendo la testa bassa per non essere colpito mentre la luce si andava affievolendo e presto iniziò a correre nel buio affidandosi alla corda che teneva stretta alla vita e che con entrambe le mani ripercorreva sperando lo riportasse all’aperto. Alle sue spalle il respiro che aveva sentito nella sala si faceva affannoso e vicino facendogli accaponare la pelle ma correva come poteva, sperando di giungere in tempo verso la salvezza. Dopo una curva un quadrato di luce si disegnò nella tenebra che oramai lo avvolgeva ed un suono gutturale alle sue spalle lo investì maledendolo. Si fece forza ed accelerò soprattutto quando si sentì afferrare un braccio e l’urlo che gli salì alla gola si spense quando la luce lo investì facendogli aprire gli occhi e lasciandogli osservare la goccia che, giunta al termine della sua corsa, venne inghiottita dallo stipite inferiore della finestra andando a scomparire.

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