Avventure in gocce- Capitolo 5

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Il sole faceva capolino tra le nubi bigie che andavano addensandosi e sorridendo si preparò per il nuovo viaggio. Prese la solita sedia, la posizionò di fronte alla finestra ed attese. Il bricco era sul fuoco e quando fischiò, andò a toglierlo dalla fiamma e preparò il suo infuso preferito. Osservò rapito come sempre i fumi che danzavano in aria attorcigliandosi su se stessi ma presto la sua attenzione venne catturata da altro. Un ticchettio famigliare lo distolse dal fumo facendolo concentrare sulla finestra che iniziò a coprirsi di piccole gocce. Velocemente prese posto, la tazza nella mano destra, salda e ruotando le verdi iridi, scelse la goccia ed il suo successivo viaggio.
Il sole lo avvolse accecandolo ed il vento caldo gli soffiava sul viso inaridendogli le fauci, facendogli sentire una forte sete. Provò ad umettare le labbra con la lingua ma ebbe difficoltà, trovandola secca ed arida. Sul petto un forte riverbero rispondeva ai raggi di sole che obliqui lo investivano e potè scrutarsi abbassando il capo sul petto scoprendo che una stella di metallo appuntata alla camicia a scacchi che indossava, era la fonte del riverbero. Un fazzoletto intorno al collo tentava di assorbire il sudore che copioso gli scendeva dal viso, rigando la polvere che lo ricopriva. Un paio di jeans ed una cintura di cuoio stringeva la sua vita e ad un primo momento non fece caso al peso che portava appeso al fianco destro.
Mosse un passo e gli stivali che indossava ai piedi sollevarono uno sbuffo di polvere dalla strada arida quanto la sua gola e osservando la propria ombra notò che in testa portava calcato un cappello dalle large falde. Ruotò la testa e un edificio attirò la sua attenzione e a lenti passi vi si diresse tra la eco dei tacchi e gli sbuffi di polvere. Due porte oscillanti lo separavano dalla frescura che fuoriusciva dall’interno e con una spinta secca di entrambi le mani, le spalancò oltrepassandole. Il rumore dei tacchi dei suoi stivali echeggiò sul pavimenti di legno ed un numero indefinito di teste si voltò a scrutarlo mentre si dirigeva al banco su cui poggiò entrambi i gomiti. Una musica allegra proveniva dal un angolo dove un insignificante omino pestava sui tasti di un pianoforte sgangherato e quando l’inserviente si avvicinò, ordinò whisky con una voce asciutta e rugginosa. Si voltò in attesa della sua ordinazione, posando i gomiti sul banco e piegando la gamba destra poggiandone la pianta del piede al banco. Dalla sotto la falda del cappello scrutava tutti ma non guardava nulla, attento a tutto e a niente. Ai tavoli gruppi di persone parlottavano bevendo e giocando a poker ma senza tenere toni aspri o ostili. Tutto sommato tutto era tranquillo fino a quando le due porte si aprirono di nuovo e fu il caos.

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