Certo che c'è un paradosso. Ti spiego cosa facevano gli studenti piemontesi ai miei tempi di prima laurea: poichè la Padania dell'estremo ovest è il regno de vin, a settembre c'è l'immancabile vendemmia. Oltre che un lavoretto per pagarsi i libri o le tasse universitarie dell'anno in corso, è una specie di tradizione. Sfortunatamente non so dire a quanto ammontasse la paga, ma per misera che fosse, gli studenti piemontesi si disponevano e ti dico perchè. Già girava la filosofia della presa per il didietro che l'imprenditore faceva un favore ad assumere giovinetti e giovinette e questi dovevano magari lavorare pure gratis perchè gli veniva permesso di farsi l'esperienza che poi gli sarebbe servita per il futuro e i genitori stessi incoraggiavano i pargoli perchè ingenuamente convinti che avrebbero acquistato sufficienti referenze per il futuro, quando un'azienda li avrebbe assunti con uno stipendio vero. Ti dirò però la verità quella vera e cioè che già allora, anni novanta, quando frequentavo ancora le magistrali, che questa cavolo di storiella non me la bevevo e se non ricordo male, il mio sesto senso mi costava litigate con mia madre, ingenuamente convinta della bontà del prossimo che avrebbe certo attribuito valore all'esperienza non pagata perchè ai suoi tempi si faceva davvero così). Ora nessuno più se la beve, tranne la vecchia guardia, forse.
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RE: L'infelicità di Albano